La marijuana arrivava con la posta: così la Guardia di Finanza di Savona ha smantellato il giro di spaccio
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Redazione Esteri
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L’attività investigativa, condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, si è concentrata sull’analisi dei flussi postali in arrivo dall’estero, con un’attenzione particolare verso quei Paesi che, come la Thailandia e la Spagna, sono notoriamente considerati snodi cruciali sulle rotte internazionali del narcotraffico. Attraverso un monitoraggio costante e mirato delle spedizioni sospette, gli inquirenti sono riusciti a individuare un sistema ben rodato: i pacchi, che viaggiavano per via aerea e venivano introdotti in Italia attraverso i normali canali di consegna, erano destinati a residenti nel savonese, i quali si avvalevano di un espediente per eludere i controlli, ovvero l’utilizzo di nominativi fittizi per i mittenti e, aspetto questo di particolare gravità, la complicità di un dipendente postale che provvedeva alla consegna a mano dei colli, aggirando così i consueti passaggi di smistamento e rendendo di fatto “invisibili” i veri destinatari della merce.
Le perquisizioni e il sequestro di un ingente quantitativo di droga e strumenti per il confezionamento
Il blitz, che ha portato all’arresto di cinque persone, è stato il risultato di una serie di interventi coordinati: l’ispezione dei pacchi in transito, unitamente a perquisizioni condotte presso le abitazioni dei soggetti ritenuti responsabili, ha permesso ai finanzieri – coadiuvati dalle unità cinofile antidroga del Reparto – di mettere le mani su un bottino di considerevoli dimensioni. Nel corso delle operazioni sono stati infatti sequestrati oltre trenta chilogrammi di marijuana e circa mezzo chilo di hashish, un quantitativo che, una volta immesso sul mercato dello spaccio locale, avrebbe potuto fruttare guadagni illeciti stimati intorno ai quattrocentomila euro. Ma non solo droga: gli investigatori hanno rinvenuto e posto sotto sequestro anche otto bilancini di precisione, materiale vario per il confezionamento delle dosi – tra cui una macchina per il sottovuoto – e diversi telefoni cellulari nella disponibilità degli indagati, elementi questi che contribuiscono a delineare la natura organizzata e strutturata dell’attività di spaccio.
La meccanica del traffico e il ruolo del corriere infedele
Ciò che emerge con chiarezza dagli atti dell’inchiesta è la natura internazionale del traffico e l’ingegnosità del metodo adottato per aggirare i controlli doganali e postali. La droga, partita dalla Thailandia e dalla Spagna, arrivava a Savona celata all’interno di normali spedizioni; un sistema che, se da un lato garantiva una certa continuità nel rifornimento, dall’altro esponeva l’organizzazione al rischio di intercettazioni, come di fatto è avvenuto grazie al lavoro di analisi della Guardia di Finanza. La presenza di un “interno” – il dipendente postale che si occupava della consegna diretta – rappresentava per i trafficanti una garanzia supplementare per evitare che i pacchi finissero nelle mani sbagliate o venissero sottoposti a verifiche più approfondite, consentendo così di far giungere la sostanza stupefacente direttamente ai destinatari, i quali, una volta in possesso della merce, provvedevano allo smercio sul territorio.
Le conseguenze giudiziarie per gli arrestati
L’operazione della Guardia di Finanza di Savona si è conclusa con l’arresto dei cinque indagati, tutti raggiunti da provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità Giudiziaria. Il Tribunale, all’esito del procedimento, ha recentemente condannato i cinque soggetti con pene che arrivano fino a due anni e mezzo di reclusione, sentenze che, secondo quanto reso noto, sarebbero passate in giudicato. L’intera vicenda giudiziaria, che ha visto la luce grazie alla capillare attività di monitoraggio postale e alle successive perquisizioni, conferma l’attenzione degli inquirenti sul fenomeno del traffico di stupefacenti, con particolare riferimento a quelle rotte che, sfruttando i corrieri e le spedizioni internazionali, tentano di alimentare le piazze di spaccio locali.




