La salute delle ossa passa da calcio e vitamina D, un equilibrio sottovalutato che si costruisce nell’adolescenza e si difende nella terza età
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Il capitale biologico rappresentato dalla salute delle ossa si costruisce in silenzio, attraverso un processo dinamico che attraversa l’intera esistenza senza che, spesso, ce ne si renda conto. Non si tratta, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, di una preoccupazione limitata all’età avanzata; la vera partita si gioca molto prima, nell’adolescenza, quando si definisce il picco di massa ossea, per poi proseguire in una lunga fase di mantenimento fino alla terza età, momento in cui quel patrimonio – accumulato con fatica – va strenuamente difeso. In questo equilibrio, che regola la densità e la resistenza dello scheletro, emergono due protagonisti il cui legame è funzionalmente inscindibile: il calcio e la vitamina D, una coppia di alleati che agisce con meccanismi sinergici e complementari.
Due fuoriclasse con ruoli sinergici: il minerale essenziale e l’ormone che lo guida
A giocare la partita per il benessere dell’apparato muscolo-scheletrico sono, per l’appunto, due elementi dalle funzioni specifiche ma complementari. Il primo, il calcio, è un minerale essenziale che l’organismo non è in grado di produrre autonomamente; la sua introduzione, quindi, dipende esclusivamente dall’alimentazione. Lo si trova in una varietà sorprendente di alimenti: il latte e i suoi derivati – burro, yogurt e formaggi, con una menzione speciale per quelli stagionati – rappresentano le fonti più note, ma non vanno dimenticati i legumi, gli ortaggi a foglia verde come spinaci, broccoli, rucola e cavolo nero, così come la frutta secca, i semi di chia e di sesamo, alcuni frutti (kiwi, arance, fragole) e persino determinate acque minerali. Se il calcio fornisce la materia prima, è la vitamina D a fungere da regista: un ormone, più che una vitamina, che ne permette l’assorbimento intestinale e la successiva fissazione nell’osso, garantendo così la rigidità e la funzionalità della struttura scheletrica.
Una carenza silenziosa che si manifesta quando è ormai tardi
Nonostante la loro importanza, riconosciuta in tutte le fasi della vita, calcio e vitamina D risultano spesso carenti nella popolazione italiana. Si tratta di un deficit subdolo, che raramente dà segnali evidenti nel breve periodo, ma le cui conseguenze – come spiegato da Orazio Falla, endocrinologo e responsabile dell’ambulatorio osteoporosi della ASL Roma 5 – possono diventare serie nel tempo. L’osteoporosi, ha ricordato lo specialista, è una malattia silenziosa e asintomatica per eccellenza: non dà avvisaglie, non provoca dolore, fino a quando non si manifesta con l’evento traumatico che nessuno vorrebbe, ovvero una frattura. Ed è proprio questo il paradosso, che una patologia così diffusa e con implicazioni così importanti sulla qualità della vita resti nascosta fino a un momento critico, quando la prevenzione diventa, di fatto, gestione dell’emergenza.
Stili di vita e abitudini alimentari: i nodi da sciogliere per preservare lo scheletro
Preservare la salute delle ossa, dunque, significa agire su un fronte preciso: garantire un apporto costante e adeguato di calcio e vitamina D in ogni fase della vita. Un obiettivo, questo, oggi reso più complesso da uno stile di vita sempre più sedentario e da abitudini alimentari non sempre equilibrate. La sedentarietà, in particolare, rappresenta un fattore di rischio spesso sottovalutato, perché l’osso risponde agli stimoli meccanici e al carico; in assenza di movimento, il processo di rimodellamento osseo tende a favorire il riassorbimento a scapito della formazione di nuova matrice. D’altra parte, anche una dieta che non includa regolarmente le fonti alimentari di calcio contribuisce a creare quel deficit che, col passare degli anni, rischia di minare la solidità di un apparato – quello muscolo-scheletrico – da cui dipende non solo la mobilità, ma anche l’autonomia delle persone.




