Il raduno neonazista "Ritorno a Camelot" si farà in Trentino, la presenza di Futuro Nazionale accende la polemica
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Redazione Interno
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Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi a Trento, non ha rilevato i presupposti giuridici per vietare il raduno "Ritorno a Camelot", in programma dal 3 al 6 settembre all'Hotel Ciclamino di Pietramurata, nel comune di Dro.
La decisione, che arriva a seguito delle pressioni di forze politiche e associazioni che avevano chiesto il diniego dell'evento organizzato da Veneto Fronte Skinheads, è stata accompagnata dall'annuncio di un massiccio dispositivo di sicurezza: saranno schierati tra i 120 e i 150 operatori delle forze dell'ordine, con agenti della Digos presenti anche all'interno della struttura per monitorare i comportamenti dei partecipanti e segnalare eventuali reati all'autorità giudiziaria.
La partecipazione di Futuro Nazionale e le parole di Vannacci
A infiammare ulteriormente il dibattito politico, già acceso per la natura dell'iniziativa, è stata la conferma della partecipazione di Emilio Giuliana, referente trentino di Futuro Nazionale, il partito guidato dal generale Roberto Vannacci.
Giuliana ha dichiarato di aver posticipato le ferie appositamente per essere presente, definendo la sua adesione "una questione di principio in quanto uomo libero" e sostenendo che l'associazione organizzatrice, Veneto Fronte Skinheads, "dal 1985, non è stata mai sciolta, a dimostrazione che rientrano nel rispetto della Costituzione italiana".
Interrogato sulla vicenda, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha scelto di non condannare né appoggiare ufficialmente l'iniziativa, rivendicando la libertà di scelta dei singoli iscritti: "Ciascuno è libero di partecipare alla messa, al raduno o all'iniziativa che ritiene opportuno, purché il proprio comportamento resti nei limiti della legalità", ha dichiarato, aggiungendo che non intende occuparsi dei "gusti, delle passioni e delle scelte di vita" dei membri del suo partito.
La ferma presa di distanza del presidente Fugatti
Netta e senza ambiguità è invece la posizione del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che ha scelto di intervenire con un video messaggio per prendere le distanze dall'evento. "Il Trentino respinge le motivazioni e le ideologie che sono alla base di questa iniziativa", ha affermato Fugatti, sottolineando che "l'autonomia del Trentino non ha nulla a che vedere con le tematiche di questa manifestazione" e che la comunità trentina sa "ben distinguere cosa è giusto o meno per il futuro dei nostri territori".
Le sue parole giungono in un clima di forte tensione, acuito dalla coincidenza temporale del raduno con le celebrazioni per l'ottantesimo anniversario dell'Accordo Degasperi-Grüber, che porteranno in regione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La mobilitazione antifascista e le critiche dell'opposizione
La decisione di autorizzare il raduno ha innescato una reazione immediata del fronte politico e civico contrario all'iniziativa. I sindaci di Trento e Riva del Garda, Franco Ianeselli e Alessio Zanoni, hanno lanciato un appello ai cittadini per partecipare a un corteo di protesta "mite ma fermo" in programma giovedì 3 settembre alle 17 a Pietramurata, per riaffermare i valori democratici, antifascisti e autonomistici del Trentino.
"Non commettiamo l'errore di considerare il raduno di Pietramurata una manifestazione goliardica e strampalata", hanno scritto i due sindaci, definendolo "una sfida ai valori costituzionali e antifascisti".
Durissime le critiche anche dal fronte politico nazionale, con il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli che ha parlato di una "dichiarazione gravissima" in riferimento alle parole del referente di Futuro Nazionale, chiedendo al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di "applicare fino in fondo la legge Mancino" per impedire che l'Italia diventi "una zona franca per le organizzazioni e la propaganda neonazista".
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