Garlasco e il nodo prescrizione sulle omissioni del 2007: cosa rischiano gli investigatori dell'epoca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nuova inchiesta bis sul delitto di Garlasco, mentre si avvicina la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, ha riportato al centro dell'attenzione un tema che fino a oggi era rimasto confinato sullo sfondo: le eventuali responsabilità penali di chi, nel 2007, gestì gli accertamenti scientifici sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, nella nota che accompagna la chiusura delle indagini, ha spiegato che una consulenza della difesa di Stasi ha evidenziato come due contro-analisi effettuate il 20 settembre 2007 su quel reperto fossero «totalmente negative» e, secondo i consulenti Ugo Ricci e Pasquale Linarello, «idonee a scagionare Stasi già 19 anni fa». Quei tracciati, tuttavia, non sarebbero mai stati inseriti nel fascicolo dell'epoca, quello della Procura di Vigevano, dove rimase solo la prima analisi positiva che il 24 settembre 2007 portò al fermo dell'ex studente bocconiano.

Il quadro delle accuse e le verifiche in corso

È bene chiarire un passaggio che gli stessi inquirenti hanno precisato: nessun appartenente al Ris di Parma è indagato e non risultano ipotesi di reato formalizzate a carico di alcuno. Le considerazioni sulle possibili responsabilità degli investigatori dell'epoca restano, al momento, sullo sfondo di un'ipotesi investigativa che la Procura di Pavia sta esaminando.

L'allora comandante del Ris, Luciano Garofano, sentito dai pm il 25 settembre come teste, ha respinto ogni addebito con parole nette: «Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume». Garofano ha anche aggiunto che quelle analisi «sono state fatte nel contraddittorio, cioè alla presenza dei consulenti di parte, anche quelli di Alberto Stasi».

Il nodo giuridico della prescrizione

Se davvero le contro-analisi negative non furono consegnate alla procura competente all'epoca, quali sarebbero le conseguenze penali a distanza di diciannove anni? La questione, sollevata da più parti, si scontra con un ostacolo che appare insormontabile. Secondo l'analisi dell'ex magistrato antimafia Antonio Rinaudo, riportata dal Tempo, anche qualora venissero individuate responsabilità in capo a chi gestì quegli accertamenti, i reati ipotizzabili sarebbero con ogni probabilità già prescritti.

L'omissione di atti d'ufficio e il depistaggio, le due fattispecie che astrattamente potrebbero configurarsi, sono reati per i quali il termine di prescrizione decorre dal momento della consumazione e, considerata la data dei fatti, risulterebbe ormai ampiamente decorso.

L'avvocato Fabrizio Gallo, legale che assiste il collega Massimo Lovati nel procedimento che lo vede accusato di diffamazione, ha sintetizzato la questione con una battuta amara: «La cosa triste è che chiunque avesse la responsabilità di quanto accaduto non sarà mai processato perché quei reati compiuti nel 2007 sono prescritti».

Le tre strategie legali attorno al caso

Sul versante strettamente processuale, il caso Garlasco vede ormai contrapposte tre linee difensive ben distinte. Giada Bocellari e Antonio De Rensis, legali di Alberto Stasi, hanno accolto le ultime novità sostenendo che si tratta della «dimostrazione che venne nascosta una prova decisiva che avrebbe scagionato Stasi» e che ciò «disintegra definitivamente una condanna ingiusta».

Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono la famiglia Poggi, ribattono che quelle contro-analisi erano «già note ed esaminate nel contraddittorio tra le parti» e che l'inchiesta rischia di trasformarsi in una «impropria ricerca di un colpevole alternativo».

Liborio Cataliotti e Angela Taccia, difensori di Sempio, mantengono invece una posizione di cautela: «Quanto emerso non cambia nulla rispetto alle contestazioni già mosse ad Andrea Sempio», ha dichiarato Cataliotti, precisando che l'alterazione di una prova a carico di Stasi «non c'entra nulla con l'accusa elevata nei confronti di Sempio».

La partita sulla revisione e i prossimi passaggi

Il tema della prescrizione si intreccia con un'altra questione: l'eventuale revisione della condanna definitiva di Stasi. La Procura di Pavia ha precisato di non aver mai presentato richiesta di revisione alla Procura generale di Milano, ma ha anche fatto sapere che l'ufficio guidato da Francesca Nanni è stato tenuto informato su ogni aspetto di possibile interesse.

Secondo il penalista Daniele Bocciolini, interpellato dall'Adnkronos, una volta concluse definitivamente le indagini, la Procura generale potrà autonomamente presentare richiesta di revisione, oppure potrà farlo la difesa di Stasi, che «da tempo ci sta lavorando». Il quadro probatorio elencato dalla Procura di Pavia comprende la perizia sul Dna sulle unghie della vittima, l'impronta numero 33 sul muro della scala e la compatibilità del piede di Sempio con l'impronta di scarpa lasciata sulla scena del crimine.

Nel frattempo, i legali di Sempio attendono di leggere le nuove consulenze depositate dai pm e valutano se chiedere il rito abbreviato, che per un fatto del 2007 sarebbe ancora utilizzabile secondo le vecchie norme.

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