Il 2028 e la tempesta perfetta dell’intelligenza artificiale: disoccupazione al 10,2%, crollo dei mercati e l’allarme di Pignataro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Siamo nel giugno del 2028 e lo scenario economico che si para dinanzi agli analisti, ormai abituati a leggere i dati con gli occhi di chi ha assistito a una mutazione strutturale, è quello di una crisi che non assomiglia a nessun’altra del passato recente. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti ha raggiunto il 10,2%, un livello che riporta la memoria ai momenti piú bui della Grande Recessione, sebbene le dinamiche alla base siano profondamente diverse. L’indice S&P 500, che aveva toccato i suoi massimi nell’ottobre del 2026, ha subito una correzione drastica, accumulando un rosso del 38% e bruciando in sedici mesi gran parte della ricchezza finanziaria accumulata nel biennio precedente. A preoccupare, piú dei numeri grezzi, è la qualità del tracollo: la contrazione dei consumi delle famiglie, infatti, non è ascrivibile a una tradizionale stretta creditizia o a un crollo della fiducia, ma a un fenomeno piú subdolo e strutturale. Milioni di lavoratori, in particolare quelli impiegati in mansioni cognitive e ripetitive, sono stati progressivamente sostituiti da sistemi di intelligenza artificiale che le imprese hanno giudicato, isolatamente, piú efficienti e meno costosi. La paradossale conseguenza, però, è che la ricchezza prodotta da queste tecnologie, pur generando profitti straordinari per le aziende del settore, non si è piú tradotta in salari diffusi, venendo cosí a mancare quel carburante essenziale che alimenta la domanda interna e tiene in moto l’economia reale -2-3-8.

Secondo un report di Citrini Research, intitolato “The 2028 Global Intelligence Crisis - A Thought Exercise in Financial History, from the Future”, la prossima grande vulnerabilità sistemica potrebbe non originarsi, come accadde nel 2008, da un eccesso di credito di bassa qualità concesso a mutuatari insolvibili. Il rischio odierno, sostengono gli analisti, è piuttosto quello di un’erosione silenziosa ma pervasiva del reddito, legata all’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale. Il parallelo con la crisi dei subprime non è storico-retorico, bensí strutturale: si confronta il crollo di allora con una possibile futura “Intelligence Displacement Crisis”, una crisi da spiazzamento dell’intelligenza umana. I numeri, in questo esercizio di proiezione, parlano di 487mila richieste di disoccupazione settimanali negli Stati Uniti già alla fine del 2027, un’implosione del mercato del private credit, cresciuto fino a raggiungere i 2,5 trilioni di dollari, e lo scoppio di una bolla immobiliare che coinvolge i mutui per 13 trilioni di dollari. A essere colpiti, in questo frangente, non sono tanto i subprime, quanto i cosiddetti “super-prime”, quei lavoratori ad alto reddito e con ottimi punteggi di credito che, privati della loro fonte di guadagno dall’automazione, cominciano a mostrare le prime difficoltà nel rimborso dei finanziamenti sulla casa, innescando un effetto domino che trascina con sé i titoli delle società del settore, come Zillow, e delle carte di credito, come AmEx -2-3-9.

La trappola della razionalità individuale e l’allarme di Pignataro

In questo quadro di complessità sistemica, si inserisce la riflessione di Andrea Pignataro, fondatore e numero uno del gruppo ION, che lancia un monito contro quella che definisce una lettura distorta della realtà. Il mercato, a suo avviso, sta interpretando i segnali di cedimento concentrandosi sugli aspetti sbagliati. La vera apocalisse, spiega, non è tanto la capacità dell’AI di sostituire un singolo strumento software, quanto piuttosto la dinamica collettiva che si innesca quando ogni azienda, nel tentativo razionale di rimanere competitiva, adotta queste tecnologie. “Le aziende adottano strumenti di intelligenza artificiale per rimanere competitive – osserva Pignataro – e, cosí facendo, alimentano lo stesso sistema che sta imparando a renderle superflue”. La decisione di ogni singola impresa, se presa isolatamente, appare non solo razionale ma obbligata; il risultato aggregato, però, assume i contorni della catastrofe, poiché ogni cliente diventa simultaneamente una fonte di ricavo e un segnale di addestramento per la piattaforma che, imparando le “grammatiche” dei vari settori, finisce per erodere i fossati economici di intere industrie -1-4-7.

Il meccanismo descritto da Pignataro è sottile e preoccupante. Ogni volta che uno studio legale o una società di consulenza utilizza un’intelligenza artificiale per redigere bozze di contratti o effettuare analisi complesse, non sta semplicemente aumentando la propria produttività. Sta, di fatto, insegnando alla piattaforma la “grammatica” del proprio settore: come si strutturano le analisi, quali sono gli standard di rigore professionale, quali i modelli comunicativi che i clienti si aspettano. Le piattaforme di AI accumulano cosí una cartografia dettagliata dell’industria che nessuna singola azienda possiede individualmente. In questo modo, prosegue Pignataro, le imprese, nel tentativo di non restare indietro, stanno inconsapevolmente addestrando il proprio sostituto. La perdita di 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel settore del software, avvenuta tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2026 a seguito del lancio di strumenti come Claude Cowork e Claude Code, è solo un acconto, un “down payment”, rispetto al danno potenziale che si profila all’orizzonte se questa dinamica dovesse dispiegarsi completamente -1-10.

Il contagio dalla finanza all’economia reale: il crollo del mercato immobiliare

La trasmissione del contagio dal settore finanziario a quello immobiliare, secondo lo scenario tratteggiato, avverrebbe attraverso il canale dei redditi. Se da un lato le imprese che producono tecnologia continuano a generare profitti elevati, dall’altro la ricchezza non si distribuisce piú in salari e, di conseguenza, non riesce a sostenere la domanda di beni e servizi, inclusa quella abitativa. La caduta dei prezzi delle azioni di società come American Express, scese di oltre il 10%, è un segnale che viene colto dagli investitori come l’inizio di una crisi piú profonda, destinata a contagiare l’intero sistema creditizio. Nel 2028, lo scoppio della bolla sul mercato dei mutui, con Zillow in calo dell’11%, rappresenta il momento culminante di un processo in cui l’intelligenza artificiale ha progressivamente eroso la capacità di spesa e di indebitamento delle famiglie. La bolla, diversamente da quella immobiliare del 2008, non è alimentata da mutui concessi a soggetti insolvibili, ma dalla svalutazione improvvisa dell’unica risorsa che quei mutui avrebbe dovuto ripagare: il lavoro umano -2-8.

Il crollo di Wall Street nel 2028, con l’S&P 500 che registra una caduta complessiva del 38% dai massimi del 2026, rappresenta la sintesi perfetta di queste tensioni. La “tempesta perfetta” ipotizzata da Citrini Research si compone di fattori che si alimentano a vicenda: la disoccupazione tecnologica spinge al ribasso i consumi, la contrazione dei consumi riduce i profitti delle imprese non tecnologiche, l’incertezza generale spinge le banche a restringere il credito, e la riduzione del credito rende ancora piú difficile per le famiglie far fronte ai mutui, in un circolo vizioso che sembra non avere fine. In questo contesto, la riflessione di Pignataro sull’importanza delle barriere istituzionali e della lentezza adattiva delle organizzazioni suona quasi come un monito: se da un lato la frammentazione normativa europea, con il GDPR e l’AI Act, potrebbe rallentare questa cascata distruttiva, dall’altro il resto del mondo sembra correre a capofitto verso una transizione civile i cui esiti sono ancora tutti da scrivere. La partita, insomma, si gioca sulla capacitá delle istituzioni e delle imprese di gestire il cambiamento senza farsene travolgere -4-6.

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