Ad Ansaldo Energia a Genova i lavoratori occupano lo stabilimento
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Redazione Economia
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La tensione, che da giorni serpeggiava nei reparti dello storico sito produttivo genovese, è esplosa in un'azione di protesta radicale. Questa mattina, infatti, i lavoratori di Ansaldo Energia hanno occupato lo stabilimento, bloccandone l'ingresso principale con bancali di legno dati alle fiamme, una scelta dettata dalla ferma opposizione a quelle che, nelle loro dichiarazioni, vengono definite politiche aziendali di "esternalizzazione" e "decentramento" produttivo. Oltre 2.600 persone, il cui futuro lavorativo appare loro sempre più precario, hanno dunque deciso di passare a forme di mobilitazione più incisive, dopo le iniziali e simboliche azioni di impedimento ai trasporti. Già nella giornata di venerdì, e nuovamente stamane, un camion inviato dalla direzione per trasferire in Texas le barre statoriche – componenti fondamentali per i generatori – è stato costretto a ripartire senza il suo carico, un atto che ha preannunciato l'occupazione vera e propria.
La protesta si organizza
Parallelamente all'occupazione degli spazi interni, i sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil hanno proclamato uno sciopero generale e indetto un'assemblea permanente dinanzi ai cancelli della fabbrica, trasformando l'area in un presidio continuo. L'obiettivo, come recita lo slogan gridato dai manifestanti, è chiaro e perentorio: "Per difendere il nostro lavoro e non farlo portare via da Genova". Il cuore del conflitto risiede nel timore, più che fondato secondo le organizzazioni sindacali, che la dirigenza stia perseguendo un piano mirato a smantellare progressivamente la produzione delle barre statoriche per delocalizzarla negli Stati Uniti, una mossa che eroderebbe in maniera sostanziale il valore e il ruolo dello stabilimento ligure, da sempre pilastro nella power generation. Questa preoccupazione stridente si scontra, peraltro, con il quadro presentato dall'azienda solo pochi giorni fa in occasione del Vendors’ Day 2025.
Il paradosso tra conflitto e prospettive di mercato
Proprio giovedì scorso, infatti, Ansaldo Energia ha riunito nella sua sede più di 140 fornitori, provenienti in gran parte dal Nord Italia, per illustrare le positive prospettive di mercato che la attendono. Nel corso dell'incontro sono stati evidenziati l'incremento generalizzato degli ordini in tutte le business unit e le concrete opportunità di sviluppo per la filiera italiana, senza tralasciare gli impegni sul fronte della sostenibilità ambientale e sociale. Un racconto di crescita e stabilità che, alla luce degli eventi di oggi, suona in netta e stridente contrapposizione con le azioni concrete che i lavoratori denunciano sul piano industriale, percependo in quelle iniziative non un rafforzamento ma un progressivo indebolimento del sito genovese. La sensazione diffusa tra gli operai è che, mentre si parla di crescita e di filiera, alcuni segmenti produttivi strategici vengano silenziosamente distolti dal cuore produttivo nazionale.
Un fronte industriale in allargamento
La mobilitazione degli operai di Ansaldo Energia, d'altronde, non è un episodio isolato nel contesto nazionale, ma si inserisce in un più ampio fronte di agitazione che coinvolge il settore manifatturiero pesante, come dimostrano le recenti e prolungate proteste dei lavoratori dell'ex Ilva. Si tratta di segnali inequivocabili di una profonda inquietudine che attraversa il comparto, dove le scelte di delocalizzazione, o anche solo il sospetto di queste, vengono vissute come una minaccia diretta all'esistenza stessa dei luoghi di lavoro. Le azioni intraprese, dall'occupazione allo sciopero, rappresentano quindi l'estrema ratio per cercare di preservare non solo i posti di lavoro in sé, ma quel tessuto di competenze specializzate che si è costruito in decenni di attività, e che rischia di disperdersi se le lavorazioni cardine vengono trasferite altrove.




