La guerra dei dazi di Trump: alleati, avversari e l'effetto domino sull'economia globale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Un risiko geopolitico che non conosce confini, dalla Cina agli angoli più remoti del Pacifico: è questa la mappa disegnata dall’amministrazione Trump nella sua strategia commerciale, dove ogni Paese – grande o piccolo che sia – viene valutato in base a quanto possa servire agli interessi americani. Diplomatici, esperti di commercio e persino militari hanno assegnato un "punteggio" a ciascuno: buoni, intermedi o cattivi, a seconda di quanto siano disposti a piegarsi alla volontà di Washington o di quanto le loro leadership siano allineate con l’idea di un’America che, secondo lo slogan del tycoon, deve «tornare grande».
Se c’è una lezione che le ultime elezioni statunitensi hanno impartito, è che la politica – contrariamente a quanto spesso si è portati a credere – ha un peso concreto sulla vita delle persone. Le scelte di Trump, in particolare, hanno avuto ripercussioni immediate non solo sulle relazioni internazionali, ma anche sul quotidiano dei cittadini americani, con effetti che vanno dal carovita alle tensioni in settori chiave dell’economia.
Tra i Paesi che hanno scelto una linea prudente c’è la Svizzera, che – fedele alla sua tradizione mercantile – ha deciso di non rispondere con ritorsioni ai dazi del 31% imposti da Washington sui suoi prodotti, una percentuale ben più alta di quella applicata all’Unione Europea (20%). La differenza si spiega con il fatto che gli Stati Uniti, privi di accordi preferenziali con Berna, possono permettersi di alzare l’asticella senza temere rappresaglie immediate.
Ma è il settore tecnologico a trovarsi in prima linea, con numeri che lasciano poco spazio all’ottimismo: dazi fino al 46% per il Vietnam, al 26% per l’India e al 34% per la Cina, tutti hub fondamentali nella catena di produzione dell’elettronica di consumo. Smartphone, laptop, dispositivi indossabili – insomma, tutto ciò che ormai fa parte della vita quotidiana – potrebbero subire rincari significativi, con l’iPhone che, secondo alcune stime, potrebbe arrivare a costare fino a 2.300 euro.




