Milano, quel labirinto di vetro e crepe che fa da specchio all’Avvocato Ligas

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, nel terzo episodio di Avvocato Ligas, in cui una pallina gialla di pickleball attraversa lo schermo. È di plastica, piena di fori, studiata per rallentare la traiettoria e rendere il gioco più controllato. Ma se la guardi con attenzione — come farebbe lui, del resto, quel penalista dal piglio sfrontato e dalla mente maniacale — ti accorgi che assomiglia tanto alla testa del protagonista: un oggetto leggero in apparenza, ma costruito per opporre resistenza, per gestire la potenza senza farsi travolgere. Una metafora visiva, certo, che però dice molto di come questa serie Sky Original, tratta dai romanzi di Gianluca Ferraris, stia raccontando non solo un personaggio, ma l’ecosistema che lo contiene.

Perché Lorenzo Ligas, l’avvocato che Luca Argentero veste con l’eleganza di chi cura ogni dettaglio esteriore per nascondere il disordine dentro, funziona proprio in virtù del rapporto simbiotico con la sua città. Milano non è uno sfondo patinato, né la solita cartolina da bere con gli aperitivi in terrazza. Qui diventa una estensione della psiche del protagonista: una metropoli che pretende di mostrarsi splendente, con i grattacieli di Porta Nuova e le vetrine di San Babila, ma che sotto la superficie custodisce complessità, contraddizioni, e quella certa solitudine che ti prende quando, come dice Argentero in un'intervista, vivi “da forestiero” in una città esigente, che tende più a metterti in difficoltà che a tenderti una mano.

Il racconto di una geografia interiore tra Navigli e Palazzo di Giustizia

La regia di Fabio Paladini e la scrittura di Federico Baccomo — lui sì, ex avvocato per sette anni prima di dedicarsi alla sceneggiatura — costruiscono un itinerario emotivo che passa per i luoghi iconici della metropoli lombarda. Il Duomo, Brera con i suoi caffè letterari, l’Isola vibrante e giovane, fino al maestoso Palazzo di Giustizia di Corso di Porta Vittoria: ogni location diventa una stanza della testa di Ligas. C'è la Milano by night che gli somiglia, quella dei gin tonic sorseggiati al bancone mentre si tengono a bada i demoni, e c'è quella razionalista e imponente delle aule di tribunale, dove l’avvocato si trasforma in una rockstar della difesa, capace di trasformare un dettaglio in una leva processuale. Non è un caso che la produzione abbia scelto di girare anche a Roma, ricostruendo ambienti come il carcere di San Vittore e il club esclusivo dove Ligas improvvisa il suo nuovo ufficio dopo essere stato cacciato dallo studio che lo aveva cresciuto.

Il rapporto con la città, però, è tutt’altro che idilliaco. Se New York in certe serie diventa un personaggio accogliente, qui Milano è lo specchio che restituisce a Ligas la sua immagine più autentica: quella di un uomo che vive in bilico tra la ricerca della perfezione formale e l’autodistruzione. Come ha spiegato lo sceneggiatore Baccomo, chi si mette in vetrina tanto ha bisogno di nascondere le proprie miserie, e la città, con la sua ossessione per la facciata, riflette questa tensione. Lo si vede bene nel terzo episodio, quando la trama si infittisce attorno a un caso difficile — la difesa di un bodybuilder accusato in una vicenda complessa — e alle tensioni con l’ex socio Michele Petrello, che non vuole riconoscergli la liquidazione.

Un debutto da record e l’intreccio di storie che tengono alta la tensione

I numeri, del resto, certificano un interesse che va oltre la semplice curiosità per il nuovo volto di Argentero dopo l’esperienza in Doc – Nelle tue mani. I primi due episodi hanno cumulato quasi 972 mila spettatori medi, con il primo che ha superato il milione e il secondo attestandosi poco sotto. Un dato che posiziona Avvocato Ligas tra i migliori lanci di produzioni originali Sky dal 2021, con una permanenza del pubblico al 73%, seconda solo a quella dell’ultima stagione di Gomorra. Significa che chi ha iniziato a guardare, ha continuato. E non è scontato, per un legal drama che per di più si confronta con un genere tradizionalmente anglosassone, qui declinato con un’identità italiana molto marcata.

Nelle pieghe degli episodi, le storie personali dei comprimari aggiungono profondità alla narrazione. Marta Carati, la praticante interpretata da Marina Occhionero, deve gestire una relazione clandestina con un suo ex docente, mentre il pubblico ministero Annamaria Pastori, che Barbara Chichiarelli rende con arguta determinazione, rappresenta l’altra faccia della medaglia: quella dell’accusa come vocazione, pronta a scontrarsi con i metodi poco ortodossi di Ligas. E poi c’è Paolo Scarpelli, l’amico fraterno Flavio Furno, che si trova in bilico tra la lealtà e la carriera, in un intreccio che promette di far male proprio perché giocato sulla conoscenza intima dei punti deboli del protagonista.

La città come difesa e come accusa

Quel che colpisce, in questa operazione narrativa, è come Milano non venga mai edulcorata. La campagna di lancio ideata da Sky Creative Agency l’ha letteralmente invasa con messaggi ironici — “Ti accusano di festini bilaterali?”, “Ti accusano di ghosting dopo il primo appuntamento?” — trasformando le strade in un'estensione del set. Una toga gigante appesa a una gru davanti al Tribunale, un martello da giudice sotto un cavalcavia: provocazioni urbane che dicono molto della volontà di rendere la città parte attiva del racconto. E in effetti, guardando la serie, si ha la sensazione che Ligas possa esistere solo qui, in questa tensione costante tra il desiderio di apparire e la fatica di essere. Perfino il suo vizio, quel bere che lo accompagna come un compagno di viaggio, sembra appartenere a una certa idea notturna e malinconica della metropoli.

Tra un'udienza e l'altra, mentre il terzo episodio porta sullo schermo un nuovo caso e vecchi conti in sospeso, resta impressa l'immagine di un uomo che prova a difendere i perdenti — quelli che nessuno vuole rappresentare — e intanto arranca nel difendere se stesso. E Milano, con le sue luci e le sue ombre, è lì a ricordarglielo a ogni inquadratura.

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