La guerra in Medio Oriente e il caro-petrolio spingono Air France-Klm ad aumentare le tariffe: ecco le compagnie che seguono

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il primo effetto tangibile dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, con i suoi riflessi sull’instabilità dell’intera regione, si è materializzato sotto forma di un rincaro dei biglietti aerei. La ragione, prevedibile e ineluttabile, è da ricercare nell’impennata dei prezzi del carburante, una voce che incide in maniera preponderante sui bilanci delle compagnie aeree. Air France-Klm è stata tra le prime a muoversi, annunciando un supplemento specifico per i collegamenti a lungo raggio. L’incremento, stando a quanto riportato, si attesterebbe sui trenta euro per un volo di andata e ritorno, una cifra che andrà a gravare direttamente sulle tasche dei passeggeri. Per i voli a corto raggio, invece, al momento non si registrerebbero ancora manovre tariffarie simili, sebbene la situazione rimanga fluida e soggetta a continui monitoraggi da parte dei vettori.

L’indice Platts e il prezzo del carburante che sfiora i massimi storici

Alla base di questa ondata di ritocchi, che sta coinvolgendo progressivamente un numero sempre maggiore di aerolinee, vi è un dato oggettivo e inconfutabile: il costo del carburante per aerei ha raggiunto livelli che non si vedevano da tempo. L’indice Platts, punto di riferimento per il mercato, fotografa una situazione critica, con il prezzo medio mondiale del jet fuel che ha toccato i 173,91 dollari al barile. Una cifra, questa, che rappresenta quasi il doppio rispetto ai valori registrati all’inizio dell’anno e che si pone ben al di sopra del prezzo del petrolio greggio. È un’impennata che, inevitabilmente, mette in difficoltà i piani industriali delle compagnie, costringendole a rivedere le proprie strategie commerciali per non operare in perdita su alcune rotte.

Le rotte alternative e i cambi di rotta per aggirare il Golfo

Il problema, per i vettori, non è soltanto legato al prezzo della materia prima in sé. La chiusura di ampie porzioni di spazio aereo sull’area del Golfo, conseguenza diretta delle operazioni militari in corso, sta costringendo molte compagnie a ricalcolare i propri piani di volo. Qantas, ad esempio, si trova a dover valutare modifiche sostanziali alle tratte tradizionalmente percorse per raggiungere l’Europa, con inevitabili ripercussioni sulla durata dei viaggi e sui costi operativi. E non è un caso che, parallelamente, si osservi un incremento dell’occupazione dei posti su alcuni voli alternativi: per Qantas la saturazione dei collegamenti verso l’Europa avrebbe già raggiunto il novanta per cento, una percentuale ben superiore alla media del periodo che si attesta al settantacinque. Anche Cathay Pacific, stando alle prime indicazioni, starebbe pianificando l’aggiunta di voli straordinari verso Londra e Zurigo nel corso del mese di marzo, nel tentativo di assorbire la domanda dirottata da altre rotte.

L’impatto sui viaggiatori e le scelte di destinazione

Sul fronte della domanda, le conseguenze del caro-biglietti e dell’incertezza geopolitica iniziano a produrre i primi cambiamenti nelle abitudini dei viaggiatori. Chi aveva programmato un viaggio verso le mete più calde del Medio Oriente, quelle direttamente toccate dalle turbolenze, si trova di fronte a cancellazioni e ripensamenti. Tuttavia, la tendenza generale, lungi dall’essere quella di rinunciare alla vacanza, sembra orientata piuttosto verso una modifica delle destinazioni. Si assiste, cioè, a un effetto sostituzione per cui i turisti, specialmente quelli provenienti da paesi come l’Italia, stanno ridirigendo le proprie preferenze verso l’Europa o, in vista di Pasqua, verso località nazionali. Un meccanismo che, di riflesso, potrebbe però innescare tensioni anche sui prezzi delle strutture ricettive di queste nuove mete, un timore quest’ultimo già manifestato da alcuni operatori del settore che sperano in una stabilità tariffaria alberghiera nonostante il momento di forte volatilità generale.

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