Trump crolla nei sondaggi e 'purga' i suoi: ecco a chi tocca dopo la procuratrice Bondi, i nomi in bilico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Casa Bianca, nelle ultime ore, sembra trasformarsi in un campo minato dove la fedeltà, paradossalmente, non garantisce più la salvezza. Secondo quanto confermato da una fonte interna dell’amministrazione a Politico, il presidente – che appare “molto arrabbiato” per il tracollo nei sondaggi – starebbe orchestrando un vero e proprio rimpasto, un reshuffle che ricorda le epurazioni dei boss insoddisfatti più che una fisiologica rimodulazione di governo. Dopo il siluramento, avvenuto a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, della procuratrice generale Pam Bondi e della fedelissima Kristi Noem, Trump non ha alcuna intenzione di fermarsi. Nel mirino, a quanto pare, ci sarebbero almeno altri quattro membri di spicco della sua cerchia, figure che fino a ieri considerava pilastri della sua agenda. La guerra scatenata con l’Iran, che ha portato la benzina alle stelle e acceso tensioni sui mercati globali, sembra aver fornito la scintilla per un’operazione di salvataggio politico basata su un meccanismo elementare: scaricare sui collaboratori il peso dell’impopolarità.

Baciare l’anello non basta: l’elogio che suona come una condanna

La rimozione di Pam Bondi ha offerto un saggio impietoso dello stile presidenziale. «Pam Bondi è una grande patriota americana e una amica fedele che mi ha lealmente servito come ministra della giustizia per più di un anno». Questo l’elogio pubblico con cui Trump ha accompagnato il congedo della sua Attorney General, un classico “bacio della morte” che nei manuali di potere equivale a un taglio netto. La messa in scesa, poi, ha aggiunto un dettaglio quasi grottesco: mercoledì, Bondi è stata informata del suo destino solo dopo essere stata invitata a salire sulla limousine corazzata presidenziale – un gesto di confidenza che si è rivelato una trappola formale – per accompagnare il capo dello Stato a un’udienza alla Corte suprema. Non c’è stato spazio per appelli o negoziati, solo l’esecuzione di un copione già scritto altrove.

Todd Blanche chiude l’era Epstein e gira pagina: “L’America pensi ad altro”

Il nuovo ministro ad interim della Giustizia, Todd Blanche – avvocato personale di Trump – ha già tradotto in atti l’umore del presidente. In un’intervista a Fox News, Blanche ha liquidato con una frase secca lo scandalo della rete di pedofili legata a Jeffrey Epstein, un dossier che per anni ha alimentato teorie e imbarazzi bipartisan: «Credo che gli Epstein file facciano parte dello scorso anno e il dipartimento non dovrebbe occuparsene, il Paese deve pensare ad altro». Un messaggio chiaro, e voluto, che chiude di fatto ogni ipotesi di inchiesta approfondita sull’argomento. La mossa, spiegano osservatori vicini alla situazione, serve a liberare il campo da vecchie grane per concentrare l’attenzione su una narrazione diversa, più funzionale alla campagna di recupero della popolarità.

Generali e funzionari nel tritacarne: due donne e tre ufficiali fuori rotta

Nell’arco di quattordici giorni, l’amministrazione ha licenziato cinque persone che occupavano posizioni nevralgiche per l’evoluzione dell’agenda trumpiana. Due donne e tre generali. Da un lato, la guerra in Iran – senza una data certa per il ritiro delle truppe – continua a generare instabilità nei mercati e a tenere alta la pressione sull’economia interna, con il prezzo della benzina che diventa un boomerang elettorale. Dall’altro, ci sono le questioni domestiche: i piani sull’immigrazione, ancora in alto mare, e alcuni processi contro i nemici politici di Trump che il presidente avrebbe voluto vedere chiusi ben prima delle elezioni di midterm di novembre. Il messaggio che filtra dagli uffici della Casa Bianca è spietato: nessuno è intoccabile, neppure chi ha giurato fedeltà sull’anello. E chi pensava che il siluramento di Bondi fosse un caso isolato, adesso ha la prova del contrario.

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