“Fino all‘ultimo respiro” in versione restaurata al Cinema Nuovo di Varese e l‘omaggio di Linklater
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il capolavoro di Jean-Luc Godard, quel “Fino all‘ultimo respiro” che nel 1960 non solo segnò l‘atto di nascita della Nouvelle Vague ma rivoluzionò il linguaggio cinematografico infrangendo le regole della continuità, torna sul grande schermo in una veste inedita. Lunedì 9 marzo alle 21, il Cinema Teatro Nuovo di Varese, situato in Viale dei Mille 39, ospiterà infatti la proiezione del film in versione restaurata, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire la grana dell’immagine originale e quel bianco e nero che fece da sfondo alla cavata di Michel Poiccard, interpretato da un Jean-Paul Belmondo eternamente giovane. La serata, va ricordato, sarà introdotta da Alessandro Leone, membro dell‘associazione Cinequanon, il cui intervento fornirà probabilmente le coordinate per orientarsi all’interno di un’opera che, nonostante i decenni, conserva intatta la sua potenza eversiva.
La sfida di un texano sulla Croisette
Proprio mentre a Varese ci si prepara a riverire il feticcio, il discorso sulla Nouvelle Vague si arricchisce di un nuovo, significativo capitolo grazie al lavoro di Richard Linklater. Il regista texano, da sempre affascinato dalla capacità del cinema di dilatare e comprimere il tempo – basti pensare al suo monumentale “Boyhood” – ha infatti realizzato un film nel film, un’opera che porta il Titolo stesso del movimento, “Nouvelle Vague”, e che è stata presentata in concorso all‘ultimo Festival di Cannes. L’operazione, in apparenza spericolata per un cineasta americano, consiste nel ricostruire la genesi turbolenta e geniale di “Fino all’ultimo respiro”, raccontando le settimane febbrili del 1959 in cui Godard, sostenuto da François Truffaut e forte di uno scenario appena abbozzato, si lanciò in una lavorazione che molti, allora, avrebbero potuto scambiare per un pasticcio dilettantesco.
Il ritratto di un’epoca e dei suoi protagonisti
Linklater, va detto, ha scelto una strada tutt‘altro che scontata per rendere omaggio al suo mito. Invece di ricorrere a volti noti, ha pescato un gruppo di giovani attori francesi pressoché sconosciuti, chiedendo loro di incarnare delle icone. Guillaume Marbeck veste i panni di un Godard alle prime armi, caparbio e teorico, mentre Aubry Dullin si cala in quelli di Belmondo e Zoey Deutch in quelli di Jean Seberg, l’attrice americana dal taglio di capelli indimenticabile. Il film, va sottolineato, è interamente girato in francese e in bianco e nero, una scelta radicale che Linklater ha motivato con la volontà di immergersi completamente in quell‘estetica, cancellando dalla propria memoria stilistica tutto ciò che è venuto dopo: niente steadycam, niente movimenti complessi, solo la libertà di una macchina da presa che, come quella di Raoul Coutard all’epoca, poteva essere portata a spalla per le strade di Parigi.
L’acquisizione e il destino di un'opera metalinguistica
L’accoglienza riservata a “Nouvelle Vague” sulla Croisette è stata, a dire il vero, controversa proprio come il carattere del suo protagonista. C‘è chi, come parte della critica francese raccolta dal programma “Le Masque et la Plume”, ha parlato di un’operazione feticista e in definitiva inutile, osservando che vedere un sosia di Belmondo che cerca di scimmiottare la grazia dell‘originale produce più imbarazzo che emozione. Altri, invece, vi hanno scorto un miracolo di grazia, una capacità di restituire la vulnerabilità e l’incoscienza che precedono la creazione di un classico. Quel che è certo è che il fascino del progetto ha convinto i distributori: Netflix, come riportato da diverse testate specializzate, si è aggiudicata i diritti per il mercato americano con un‘operazione da diversi milioni di dollari, segno che la sete di mitologia cinematografica, e la voglia di guardare dietro le quinte dei capolavori, è tutt’altro che sopita. La versione restaurata che il pubblico di Varese potrà ammirare rappresenta dunque l‘altra faccia della medaglia: non la ricostruzione, ma l’originale, quel frammento di passato che continua a respirare nonostante tutto.




