Un drone russo sorvola il centro Ue di Ispra mentre il Myanmar trema sotto il terremoto e Mosca parla di tregua
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Redazione Interno
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Un drone di probabile fabbricazione russa ha più volte attraversato i cieli di Ispra, in provincia di Varese, sorvolando il Joint Research Centre della Commissione europea, uno dei poli scientifici più importanti d’Europa. La presenza dell’apparecchio, rilevata dagli stessi sistemi di sicurezza del centro, ha immediatamente allertato le autorità, spingendo la Procura di Milano a aprire un’inchiesta affidata al Ros e al pool Antiterrorismo. Quel che appare certo è che il velivolo, tecnicamente avanzato, difficilmente potrebbe essere stato pilotato direttamente dalla Russia: l’ipotesi più plausibile è che sia stato manovrato da una base operativa relativamente vicina, forse addirittura all’interno dei confini italiani.
La zona, del resto, non è solo sede del centro di ricerca Ue: a pochi chilometri sorgono stabilimenti di Leonardo, colosso della difesa, mentre a Solbiate Olona opera un comando Nato e a Pavia si trova un laboratorio di energia nucleare applicata. Tutti obiettivi sensibili, che potrebbero essere nel mirino di una strategia di guerra ibrida, fatta non solo di scontri diretti ma anche di spionaggio, cyberattacchi e raccolta di informazioni. Il sito D-Flight, che mappa le aree interdette al volo dei droni, riporta proprio Ispra tra le zone soggette a restrizioni, il che rende ancora più sospetta la ripetuta incursione.
Intanto, in Myanmar, un violento terremoto ha aggravato le già disperate condizioni di un Paese stretto nella morsa della giunta militare. Le scosse, particolarmente intense, hanno causato danni ingenti in un territorio dove infrastrutture e soccorsi sono compromessi da anni di repressione e isolamento. Le immagini che arrivano – poche, a causa delle limitazioni imposte dal regime – mostrano edifici crollati e migliaia di sfollati, mentre la risposta internazionale stenta a farsi strada tra le difficoltà logistiche e le reticenze delle autorità locali.
A Mosca, invece, si parla di trattative con Kiev. Fonti vicine al Cremlino lasciano trapelare un possibile, seppur fragile, dialogo sul cessate il fuoco, anche se le dichiarazioni ufficiali rimangono vaghe e cariche di condizionali. Quel che è chiaro è che la guerra in Ucraina, ormai prossima a entrare nel suo terzo anno, continua a essere un banco di prova non solo militare ma anche diplomatico, con mosse e contromosse che spesso vanno oltre il campo di battaglia.




