La scomparsa di James Van Der Beek, il ragazzo di Capeside che non voleva smettere di raccontare storie

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La notizia, sebbene attesa da chi ne seguiva il percorso accidentato attraverso lunghi mesi di cure, ha assunto i contorni netti e definitivi di una data impressa nella memoria collettiva degli adolescenti degli anni Novanta e non solo. James Van Der Beek si è spento all’età di quarantotto anni, nella sua casa in Texas, stringendo la mano alla moglie Kimberly Brook, colei che attraverso un comunicato pubblicato sui profili social ufficiali dell’attore ha scelto di condividere il momento del trapasso avvenuto serenamente nella mattina dell’undici febbraio. La sua esistenza, quel Corpo che era stato per milioni di spettatori il rifugio sentimentale di Capeside, ha infine ceduto a un carcinoma del colon-retto diagnosticato nell’agosto del 2023, quando lui, atleta in forma che mangiava quanto meglio poteva e godeva di un’invidiabile salute cardiovascolare, non avrebbe mai immaginato di dover ricevere una comunicazione del genere -2-10.

Il peso della diagnosi e la scelta della trasparenza

A rendere la vicenda umana dell’interprete di Dawson Leery ancora più stratificata è stata la sua decisione, maturata nei mesi successivi alla scoperta del tumore al terzo stadio, di trasformare una battaglia privatissima in un monito collettivo. Quando nel novembre del 2024, anticipato da un tabloid pronto a pubblicare la notizia, Van Der Beek ruppe il silenzio, lo fece con una consapevolezza nuova: non esisteva un manuale di istruzioni per annunciare certe cose, ma esisteva la possibilità di dare un senso al caos parlando di prevenzione -6-7. Divenne testimonial di campagne di sensibilizzazione, lui che fino a quel momento non aveva avuto alcuna avvisaglia se non l’assenza totale di sintomi, e raccontò senza filtri quanto lo screening potesse fare la differenza per un tumore che rappresenta la seconda causa di morte ma anche il più curabile se intercettato in tempo -2. Definì il cancro un lavoro a tempo pieno, un processo destinato a durare per l’intera esistenza, e ammise che i suoi sei figli, Olivia, Joshua, Annabel, Emilia, Gwendolyn e Jeremiah, lo vedevano soffrire e reagivano preparandogli il tè e chiedendogli di quali attenzioni avesse bisogno -6-10.

Il cordoglio del cast e il valore di una eredità artistica

Sono state le parole di Katie Holmes, il volto di Joey Potter che per sei stagioni ha diviso con lui lo schermo e la complessa architettura di un amore iniziato tra i moli e le stanze in penombra della casa sul fiume, a restituire la temperatura del dolore di chi quel ragazzo lo aveva incrociato davvero. La Holmes ha scelto una nota scritta a mano, pubblicata su Instagram, per ringraziarlo di aver condiviso un frammento del suo viaggio e per definire sacro lo spazio in cui due attori respirano la stessa aria finzione fidandosi l’uno della sicurezza espressiva dell’altro -7. Kerr Smith, che nella serie interpretava Jack McPhee, lo ha chiamato fratello, mentre Busy Philipps ha affidato al ricordo dei social la gratitudine per un’amicizia durata decenni e la preoccupazione concreta per la vedova e i bambini, segnalando una raccolta fondi destinata ad alleviare le difficoltà economiche che il lungo periodo di cure aveva aggravato -5-7.

La recitazione come terapia e l’ultimo atto mancato

Fino alla fine, per James Van Der Beek, recitare era rimasto l’unico antidoto capace di far arretrare la malattia sullo sfondo. In una delle sue ultime interviste rilasciate al programma Today, confidò che quando si girava la ciak, quando la macchina da presa cominciava a registrare, il cancro scompariva momentaneamente -1-10. Aveva accettato con entusiasmo di partecipare al prequel de La rivincita delle bionde e si era detto divertito dal cast e dalla produzione, e ancora nel gennaio del 2025 appariva in forma smagliante sui suoi profili social per fare gli auguri di buon compleanno alla figlia e al padre -7. La sua ultima apparizione pubblica, tuttavia, è stata a distanza, attraverso uno schermo: nel settembre del 2025, quando il cast di Dawson‘s Creek organizzò una reunion benefica al Richard Rodgers Theatre di New York per raccogliere fondi destinati all’associazione F Cancer e alle sue stesse cure, una banale influenza intestinale gli impedì di essere presente fisicamente. Lin-Manuel Miranda lesse la sua parte, e lui, proiettato su un enorme schermo, ringraziò il pubblico dichiarando di aspettarsi con ansia quella serata -5-9.

L’ombra del personaggio e la riappropriazione ironica del mito

Essere stato Dawson Leery per centoventotto episodi è stata per Van Der Beek una condanna e un privilegio, un’armatura pesante da cui tentò per anni di divincolarsi senza mai riuscirvi del tutto. Il personaggio del ragazzo che sognava di diventare Steven Spielberg e che piangeva guardando la donna della sua vita allontanarsi con il migliore amico era divenuto un GIF virale, sette secondi di lacrime che riducevano sei anni di lavoro a un loop infinito. Eppure, fu proprio lui, con intelligenza e autoironia, a riappropriarsi di quell’immagine ricreandola per Funny or Die e trasformandola in una parodia liberatoria, suggellando quel patto non scritto tra un attore e il suo doppio -9. Si definì un clown intrappolato nel del protagonista, e più si prendeva in giro – interpretando se stesso in *Don‘t Trust the B—- in Apartment 23* o ballando nelle semifinali di Dancing with the Stars – più il pubblico sembrava rispettarlo -9. La sua carriera, iniziata a tredici anni per sopperire a un infortunio sportivo e proseguita off-Broadway con Edward Albee, si chiude idealmente nel 2024, quando la Drew University, quella che aveva abbandonato per inseguire il sogno della tv, gli conferì una laurea honoris causa citando proprio una battuta del suo alter ego: l’effimero passa, ma il cuore resta per sempre -9.

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