Barilla cede i molini, il nodo occupazione divide azienda e sindacati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita attorno al riassetto industriale di Barilla nel Centro-Sud si gioca tutta sulla parola "continuità". Da un lato il gruppo di Parma, che considera la tutela dei posti di lavoro un prerequisito non negoziabile per portare a termine le cessioni; dall'altro i sindacati, che hanno proclamato un pacchetto di 16 ore di sciopero per tutti gli stabilimenti italiani, con la prima tranche di 8 ore in programma mercoledì 21 ottobre.

Al centro della vertenza ci sono tre siti: lo stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, e i molini di Altamura e Castelplanio, rispettivamente nel Barese e in provincia di Ancona.

Le trattative e i soggetti coinvolti

Le proposte sul tavolo sono in fase di negoziazione avanzata. Il Pastificio Liguori ha presentato un'offerta per rilevare lo stabilimento di Marcianise, mentre Molino Casillo punta ad acquisire i due impianti molitori di Altamura e Castelplanio. Barilla ha precisato che entrambe le operazioni sono subordinate a un vincolo esplicito: la salvaguardia dell'occupazione per tutte le persone coinvolte. Gli acquirenti hanno dal canto loro manifestato la volontà di preservare la continuità produttiva dei siti, tutelando le competenze professionali presenti nei territori interessati.

Un elemento che l'azienda ha messo nero su bianco riguarda il futuro industriale degli impianti: anche dopo il passaggio di proprietà, nei medesimi siti continueranno a essere realizzate produzioni destinate a Barilla, sulla base di contratti pluriennali di fornitura con le società acquirenti.

Il piano da cento milioni a Foggia

La cessione dei tre siti si inserisce in una riconfigurazione più ampia dell'assetto industriale nel Mezzogiorno. Il progetto prevede la nascita di un polo integrato della pasta a Foggia, con un investimento da cento milioni di euro destinato alla realizzazione di un molino di nuova generazione a servizio del pastificio già esistente. Giovanni Palopoli, responsabile delle Operations di Meal Solutions del gruppo, ha spiegato che l'obiettivo è migliorare l'efficienza logistica e produttiva per restare competitivi in un mercato sfidante come quello della pasta.

È la concentrazione delle attività nel polo pugliese a rendere non più strategici gli impianti di Marcianise, Altamura e Castelplanio per la filiera del gruppo.

La frattura con le rappresentanze dei lavoratori

Lo sciopero proclamato da Fai, Flai e Uila nasce proprio dal metodo con cui l'azienda sta gestendo il piano annunciato a metà settembre. I sindacati contestano quelle che definiscono decisioni unilaterali, lamentando l'assenza di un confronto preventivo sulle scelte che incidono sui lavoratori. La prima tranche di astensione, in programma mercoledì 21 ottobre, sarà accompagnata da un presidio davanti al mulino di Castelplanio, l'impianto della Vallesina che dà lavoro a 18 dipendenti.

Nella nota unitaria delle sigle si legge che dopo l'apertura dello stato di agitazione le parti sociali si aspettavano segnali concreti per riprendere il confronto, e che invece l'azienda ha proseguito nel proprio piano senza mostrare disponibilità. I sindacati hanno anche ipotizzato che nei prossimi giorni Barilla possa avviare le procedure formali di cessione dei tre siti.

Le rassicurazioni dell'azienda e il nodo dei volumi

Barilla ha risposto alle preoccupazioni dei lavoratori rivendicando la scelta di legare le cessioni a garanzie occupazionali esplicite. Palopoli ha sottolineato che la continuità produttiva dei siti e la tutela del trattamento di tutte le persone interessate sono state poste come condizioni imprescindibili delle operazioni.

Resta il fatto che il passaggio di proprietà riguarda impianti con storie industriali diverse: Marcianise produce pasta di semola, Altamura si trova nel cuore di uno dei principali distretti italiani del grano duro, Castelplanio rappresenta un punto di riferimento per i cereali di Marche, Toscana, Umbria e Lazio. La partita sindacale, con le altre 8 ore di sciopero già in programma, si intreccia con il tavolo convocato dalla Regione Campania per la stessa giornata del 21 ottobre.

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