Axel Laurance vince la prima tappa alla Settimana Coppi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stata storia, nel finale di Barbaresco-Barolo, per chi sperava in un esito diverso da quello che il copione, in realtà, sembrava aver già scritto nelle fasi di avvicinamento al traguardo. Il Team IneosIneos Grenadiers, con una determinazione che rasentava l’ossessione tattica, ha imposto il proprio ritmo sin dai primi chilometri, lavorando con una precisione quasi maniacale per preparare il terreno al proprio uomo di punta. È così che Axel Laurance, giovane talento francese da tempo nei radar degli addetti ai lavori, ha potuto sfruttare al meglio gli ultimi metri in leggera ascesa, trasformando il grande lavoro di squadra in una vittoria di potenza e posizione.

La volata, ristretta e nervosa, ha visto il corridore della formazione britannica lanciare la propria progressione sul traguardo di Barolo con un tempismo perfetto, lasciando alle sue spalle Mauro Schmid, il quale ha dovuto accontentarsi del secondo posto con il Team Jayco Alula, e Diego Ulissi. Il corridore della XDS Astana Team, terzo, ha portato a termine una prestazione solida, confermando quanto la classica italiana delle brevi corse a tappe possa riservare sorprese anche a chi, come lui, vanta un curriculum di tutto rispetto. La prima frazione, lunga 161,1 chilometri, ha quindi restituito un verdetto che premia la strategia collettiva più che l’estro solitario.

La strategia perfetta della Ineos e il ruolo degli italiani

Se la vittoria porta la firma di Laurance, la regia è stata interamente opera della sua squadra. I britannici si sono piazzati davanti al gruppo nelle battute iniziali, controllando ogni tentativo di fuga e gestendo il vantaggio con l’unico obiettivo di arrivare compatti agli ultimi chilometri. Una gestione, quella della Ineos Grenadiers, che ha lasciato poco spazio all’improvvisazione, dimostrando come in una competizione di breve durata come la Settimana Internazionale Coppi & Bartali, la forza del collettivo possa spesso sopperire alle insidie di un percorso ondulato. Dietro al trio di testa, la top ten ha visto una nutrita presenza italiana, a testimonianza di una tradizione ciclistica che in questa gara, giunta alla quarantunesima edizione, trova ancora terreno fertile.

Diego Ulissi, con il suo terzo posto, rappresenta la punta più avanzata di un manipolo di corridori azzurri che hanno tenuto bene il passo nelle fasi calde. Lorenzo Finn, altro nome seguito con attenzione, si è fatto notare nel corso della frazione, specialmente nei momenti in cui il Gran Premio della Montagna di La Morra ha provato a fare selezione. Proprio quelle asperità, pur non riuscendo a spezzare definitivamente il gruppo dei migliori, hanno contribuito a logorare le energie di chi tentava di tenere la ruota dei favoriti. La corsa, che quest’anno si sviluppa da ovest verso est attraversando Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, ha preso il via da Barbaresco, nel cuore delle Langhe, un territorio che già di per sé impone rispetto per le sue pendenze.

Un trasferimento geografico che cambia le gerarchie

C’è un elemento che caratterizza questa edizione 2026, segnandone l’identità rispetto al passato. La corsa, organizzata dal Gruppo Sportivo Emilia di Adriano Amici, ha abbandonato temporaneamente le strade dell’Emilia Romagna per abbracciare un itinerario più ampio. Un trasferimento, quello che porta i corridori dal Piemonte fino al Friuli Venezia Giulia con l’ultima tappa di Gemona, che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla gestione delle energie. In questo contesto, la prima tappa aveva il sapore di un test decisivo: chi fosse arrivato a Barolo con un ritardo importante avrebbe poi faticato a recuperare nelle frazioni successive, caratterizzate da un profilo altimetrico meno severo ma non per questo meno insidioso.

La vittoria di Laurance, quindi, non è solo un successo di giornata, ma rappresenta l’affermazione di una metodologia di lavoro. Il francese, inserito nei pronostici della vigilia tra i più attesi, ha dimostrato di possedere quella freddezza necessaria per finalizzare il lavoro di una squadra che aveva messo in preventivo di assumersi la responsabilità della corsa. Nelle corse a tappe, c’è spesso un momento in cui il disordine iniziale lascia spazio alla logica dei più forti. Nelle strade ondulate delle Langhe, tra filari ordinati e salite che non concedono tregua, quel momento ha preso il volto deciso di Laurance, capace di sfruttare una rampa finale che premiava le doti di potenza pura.

La gestione della prima frazione e gli equilibri di classifica

Guardando ai distacchi, la prima tappa ha sostanzialmente confermato i valori espressi alla vigilia, con il gruppo dei migliori che si è giocato la vittoria in uno sprint ristretto. Per l’Ineos Grenadiers, l’operazione riesce perfettamente: non solo si porta a casa la tappa, ma piazza il proprio capitano nella posizione ideale in ottica generale. Per Ulissi, il terzo posto rappresenta un ottimo viatico, anche se la concorrenza per la maglia di leader si preannuncia agguerrita. La cronaca della prima frazione racconta di un gruppo che, dopo i primi chilometri di studio, ha dovuto arrendersi al pressing serrato della squadra britannica, incapace di imbastire fughe durature.

Il programma della Settimana Coppi & Bartali, con il suo svilupparsi attraverso quattro regioni, impone già da ora una gestione attenta delle risorse. La prima tappa, quella piemontese, era considerata da molti la più insidiosa per la conformazione del terreno, ma anche la più propizia per i velocisti puri se affrontata con la giusta determinazione. Laurance ha dimostrato di possedere entrambe le qualità: resistenza per sostenere il ritmo imposto dalla sua squadra nelle fasi centrali e scatto per risolvere la contesa. In attesa delle prossime frazioni, il nome del francese si candida ufficialmente a ruolo di protagonista assoluto di questa quarantunesima edizione.

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