Italia intrappolata nella sindrome della medietà
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Redazione Interno
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Un Paese che non riesce più a crescere, culturalmente impreparato, "intrappolato nella sindrome italiana" che impedisce spinte al cambiamento dopo un ventennio in cui i redditi si sono ridotti del 7%. È questa la fotografia scattata dall'ultima analisi del Censis, contenuta nel 58° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. Se a prima vista il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno dei record (il record degli occupati e del turismo estero, ma anche il record della denatalità, del debito pubblico e dell’astensionismo elettorale), un’analisi approfondita ci consegna un'immagine più aderente alla reale situazione sociale del Paese.
Il rapporto del Censis rivela che la maggior parte degli italiani si sente minacciata da chi cerca di introdurre regole e abitudini contrastanti con lo stile di vita consolidato nel Paese. Queste preoccupazioni includono l'ingresso dei migranti, le concezioni diverse sulla famiglia e le differenze religiose. Gli autori dell'indagine avvertono che queste divergenze potrebbero portare a divisioni e conflitti aperti.
La crisi del ceto medio è un altro tema centrale del rapporto. Il ceto medio italiano, sempre più povero e insicuro, si trova intrappolato nella "sindrome della medietà": il Paese si muove intorno a una linea di galleggiamento, senza incorrere in capitomboli rovinosi nelle fasi recessive e senza compiere scalate eroiche nei cicli positivi. Questo immobilismo, secondo il Censis, è il risultato di un ventennio di stagnazione economica e sociale.
Il rapporto mette in luce anche la scarsa preparazione culturale degli italiani. Un italiano su cinque non sa chi è Mazzini, e il 41% crede che l’autore dell’Infinito sia D’Annunzio.




