Il nuovo iPad Air con chip M4 è realtà: prestazioni superiori e prezzo invariato, ma l'aggiornamento è davvero timido?

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La mela di Cupertino, in una giornata ricca di annunci che il ceo Tim Cook aveva anticipato come particolarmente intensa, ha svelato il nuovo iPad Air. Il tablet, che va ad affiancarsi al contemporaneo iPhone 17e, abbandona il processore M3, introdotto solo lo scorso anno, per abbracciare il più performante chip M4. Una mossa che, sulla carta, promette un deciso balzo in avanti in termini di potenza grezza e capacità di elaborazione, ma che a un esame più attento rivela una strategia di aggiornamento tutto sommato conservativa, se non addirittura timida, concentrata principalmente sul cuore pulsante del dispositivo e lasciando inalterato gran parte del resto.

L'elemento centrale di questa evoluzione è, appunto, il processore M4. Non si tratta però dello stesso identico chip montato sui più blasonati iPad Pro. Apple ha optato per una versione con CPU a otto core – tre ad alte prestazioni e cinque ad alta efficienza – e una GPU a nove core. Una configurazione che, se da un lato garantisce un incremento prestazionale dichiarato fino al trenta per cento rispetto al modello M3 e fino a 2,3 volte superiore a quello dei dispositivi con chip M1, dall'altro lo posiziona volutamente un gradino sotto ai modelli Pro, che vantano un maggior numero di core sia per la CPU che per la GPU. I primi risultati emersi dai database Geekbench, per quanto ancora preliminari e in attesa delle verifiche sul campo, sembrano confermare questa differenziazione: il punteggio single-core, che influenza la reattività del sistema nelle operazioni quotidiane, si attesta su valori molto simili a quelli di iPad Pro, ma è in modalità multi-core, dove entrano in gioco tutti i core, che il divario emerge, con un vantaggio per il Pro di circa il dieci per cento.

Memoria raddoppiata e nuova connettività firmata Apple

Se il processore rappresenta il cuore, la memoria unificata (RAM) ne è il sistema nervoso, e qui l'aggiornamento è sostanziale. Il nuovo iPad Air compie un passo in avanti significativo, passando da 8 a 12 gigabyte, un incremento del cinquanta per cento rispetto alla generazione precedente che si traduce in una maggiore fluidità nel multitasking più spinto e nella gestione di applicazioni professionali e file complessi. La banda di memoria passa inoltre da 100 a 120 GB/s, un dato che incide positivamente sulle prestazioni della GPU e del Neural Engine a 16 core, ottimizzando l'esecuzione di modelli di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo, come previsto dalle funzioni di Apple Intelligence integrate in iPadOS 26.

Un altro fronte su cui Apple ha lavorato in profondità è quello della connettività, introducendo due chip progettati internamente. Il primo, chiamato N1, è un chip wireless che abilita il supporto ai più moderni standard Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, e introduce anche la compatibilità con il protocollo Thread. Quest'ultimo è particolarmente rilevante per l'ecosistema della casa connessa: si tratta di una tecnologia di rete mesh a basso consumo energetico, basata su IPv6 e pensata per i dispositivi IoT, che migliora l'affidabilità e la reattività della comunicazione tra accessori smart home di diversi produttori, inclusi quelli compatibili con gli standard di Amazon, Google e, naturalmente, Apple stessa. Il secondo chip, il modem C1X, è invece dedicato alle versioni cellulari del tablet e promette prestazioni dati fino al cinquanta per cento superiori e un consumo energetico ridotto del trenta per cento rispetto al modem della generazione M3, un vantaggio non trascurabile per chi utilizza il tablet frequentemente in mobilità.

Prezzi invariati nonostante il caro memoria

Ciò che stupisce, in un contesto di mercato segnato dall'aumento dei costi delle memorie DRAM e NAND, è la decisione di Apple di mantenere inalterata la politica dei prezzi. I listini di partenza, sia per il modello da undici pollici (599 dollari negli Stati Uniti, 669 euro in Italia) che per quello da tredici pollici (799 dollari, 869 euro), rimangono gli stessi del day one dell'anno scorso. Un segnale che, in controtendenza rispetto alle dinamiche del settore, viene interpretato come un tentativo di consolidare la propria posizione in una fascia di mercato, quella media, estremamente competitiva, e di premiare – o quantomeno non penalizzare – il portafoglio degli utenti. Le vendite, con preordini a partire dal 4 marzo e disponibilità nei negozi dall'11 marzo, diranno se questa strategia, unita al potente (seppur parzialmente depotenziato) chip M4 e alle novità in termini di connettività, sarà sufficiente a convincere chi possiede un modello di qualche anno fa a passare alla nuova generazione.

Un design che non muta e qualche grammo in più

Per il resto, l'iconografia del dispositivo rimane sostanzialmente immutata. Le due opzioni di schermo Liquid Retina, da undici e tredici pollici, sono le stesse, così come le finiture disponibili: grigio siderale, blu, viola e galaxy. Chi sperava in un salto di qualità per quanto riguarda la tecnologia del pannello, magari abbandonando la frequenza di aggiornamento a 60 Hz per un più fluido 120 Hz, dovrà dunque accontentarsi e, eventualmente, rivolgere lo sguardo alla gamma Pro. Anche il comparto fotografico non registra variazioni: si conferma la presenza di una fotocamera posteriore grandangolare da 12 megapixel e di una frontale, sempre da 12 megapixel con funzione Center Stage, che però è stata riposizionata sul lato lungo del dispositivo, una modifica pensata per rendere più naturali le videochiamate quando si utilizza l'iPad in orizzontale, magari agganciato alla Magic Keyboard. L'unica differenza fisica, quasi impercettibile, riguarda il peso del modello da undici pollici, che aumenta di appena quattro grammi, un dettaglio che passa inosservato nella stragrande maggioranza dei casi d'uso quotidiani.

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