Anna Trocker nella storia dello sci italiano: bis d’oro tra gigante e slalom ai Mondiali juniores di Narvik

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine, tra le nevi di Narvik, che restituisce il senso esatto di un dominio: quella di Anna Trocker che taglia il traguardo con quasi due secondi e mezzo sull’austriaca Leonie Raich, un’eternità nello slalom speciale, disciplina in cui i centesimi fanno spesso la differenza. La diciassettenne di Fiè allo Sciliar, dopo aver letteralmente fatto il vuoto nel gigante di giovedì, ha replicato la prova anche tra i pali stretti, conquistando il secondo Titolo iridato in una manciata di giorni e scrivendo una pagina che mancava nell’albo d’oro azzurro. Nessuna italiana, prima di lei, aveva mai vinto entrambe le prove tecniche nella stessa edizione dei campionati del mondo giovanili, un’impresa che nei libri di storia porta le firme illustri di Anita Wachter, Anja Pärson e Hanna Aronsson Elfman.

Il sigillo sulla neve molle e il peso del pettorale numero uno

La gara, complice il clima primaverile, si è trasformata presto in una sfida contro le condizioni del tracciato, quelle buche che si aprono con il passaggio delle concorrenti e che rendono la seconda manche un rebus per chi parte tra le ultime. Anna, forte del pettorale numero 1 guadagnato con i risultati, ha invece potuto contare su un manto ancora integro nella prima discesa, confezionando un parziale di 55"71 che l’ha proiettata in testa con un margine già rassicurante. Nella seconda, quando la pista si è fatta insidiosa, ha chiuso con il secondo miglior tempo, una prova di lucidità e di tenuta atletica che le ha permesso di amministrare il vantaggio e di incrementarlo fino al 2"29 finale. Dietro, la finlandese Aada Kanto ha firmato una rimonta pazzesca dalla undicesima piazza, strappando il bronzo e diventando la prima sciatrice del suo paese a salire su un podio individuale iridato juniores.

I numeri di una stagione da protagonista e un albo d’oro da brividi

Ma il dato che impressiona, al di là del cronometro di oggi, è la completezza di una ragazza nata il 23 dicembre del 2008 e già capace di tenere la scena su due fronti tecnici diversi. Nella combinata a squadre, con Ludovica Righi, aveva già messo al collo un argento, ma la doppietta in gigante e slalom rappresenta un salto di qualità che pochi avevano previsto a inizio inverno. E se la stagione era stata segnata dall’esordio choc di Giada D’Antonio, costretta a fermarsi per un grave infortunio al ginocchio proprio nel corso delle sue prime Olimpiadi, un altro talento cristallino dell’Alto Adige ha cominciato a battere colpi sempre più pesanti, fino a issarsi sul tetto del mondo giovanile con una doppia medaglia d’oro che non si vedeva dai tempi delle gesta di Nadia Fanchini a Bardonecchia, nel 2005, anche se in quel caso l’accoppiata fu gigante-discesa.

Il laboratorio di Fiè allo Sciliar e la scuola di Arnold Karbon

Non è un caso che Anna arrivi da quella fucina di talenti che è la famiglia Mair: mamma Manuela, ex azzurra, le ha trasmesso i primi segreti della neve, mentre le sorelle Nadine e Julia stanno seguendo le stesse orme nel circuito giovanile. E poi c’è un nome che pesa come un macigno nella storia dello sci azzurro, quello di Arnold Karbon, il papà di Denise e maestro riconosciuto di gigantisti, che segue Anna da anni e ne ha forgiato la mentalità. Una crescita costante, quella della ragazza, passata attraverso le gare FIS e i podi in Nor-Am Cup, fino al debutto in Coppa del Mondo a Semmering e alla convocazione a sorpresa per i Giochi di Milano Cortina, dove ha chiuso decima nella combinata a squadre e fatto esperienza in uno slalom che l’ha vista fermarsi, ma che di certo le è servito come battesimo del fuoco.

Il privilegio di chi parte per ultimo e la serenità ritrovata

Nel dopogara, la nuova campionessa ha lasciato trasparire una consapevolezza rara per la sua età, quella di chi sa di aver sfruttato al massimo il vantaggio di scendere con il pettorale rosso, ma anche la gioia di chi vede il lavoro di una vita ripagato. Con quel distacco di 2 secondi e 29, ha dimostrato che la pista rovinata non fa paura, che il mix tra potenza e tecnica regge anche quando la visibilità cala e le gambe bruciano. La vittoria, la terza medaglia in una settimana norvegese che difficilmente dimenticherà, la proietta di diritto tra le grandi che parteciperanno alle finali di Coppa del Mondo, un premio che il regolamento riserva ai campioni mondiali juniores e che le consentirà di confrontarsi con l’élite della disciplina. Un assaggio di quel che sarà, o forse, semplicemente, la conferma che il futuro è già adesso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.