Achille Lauro al Niguarda, la visita ai feriti di Crans-Montana: "Ha portato gioia"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il passo dal palco dell'Ariston, luogo per definizione della finzione scenica e dell'effimero, al reparto grandi ustionati dell'ospedale Niguarda di Milano può sembrare, a chi guarda da lontano, un abisso. E invece, nel pomeriggio di domenica, quel varco è stato attraversato senza alcun clamore da Achille Lauro. Il cantante, che la sera stessa si sarebbe esibito al Forum di Assago per una delle tappe del suo tour nei palazzetti, ha scelto di dedicare alcune ore – quasi due, stando a chi era presente – ai giovani sopravvissuti al rogo di Capodanno nel locale Constellation di Crans-Montana, la strage che nella notte di San Silvestro ha spezzato decine di vite e segnato per sempre i corpi e gli animi di chi è riuscito a fuggire da quell'inferno. Non c'erano telecamere al suo arrivo, nessun annuncio social preventivo a trasformare il gesto in un'operazione di immagine; la visita è emersa solo dopo, attraverso le parole di chi quel pomeriggio lo ha visto entrare in stanza, sedersi accanto ai letti e ascoltare.

Il desiderio dei ragazzi sopravvissuti e il ruolo di Carlo Conti

L'incontro, organizzato con la discrezione che situazioni di tale fragilità richiedono, non è nato da un'improvvisa idea dell'artista, ma da un desiderio espresso proprio da loro, i ragazzi ricoverati. Dopo l'interpretazione di Perdutamente sul palco del Festival di Sanremo 2026 – un' esibizione che il direttore artistico Carlo Conti aveva fortemente voluto come momento di commemorazione nazionale per le vittime – quei giovani, costretti a lunghi periodi di degenza tra medicazioni e interventi ricostruttivi, avevano manifestato la speranza di poter conoscere il cantante. Ed è qui che entra in gioco la regia silenziosa di Conti, il quale, come ha successivamente raccontato l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso, si è fatto tramite per agevolare l'incontro, mettendo in comunicazione l'entourage di Lauro con la realtà ospedaliera. Un passaggio di testimone, quello dal conduttore televisivo all'artista, che ha trasformato un'emozione trasmessa in video in un contatto reale, fatto di presenza fisica e di sguardi incrociati.

Il legame con Perdutamente e il ricordo di Achille Barosi

Per comprendere la profondità di quell'incontro, però, è necessario soffermarsi sul significato che quella specifica canzone, Perdutamente, ha assunto per i familiari e gli amici delle vittime. Il brano, infatti, era particolarmente caro ad Achille Barosi, uno dei più giovani tra i sei italiani che non ce l'hanno fatta a uscire dal Constellation; un ragazzo che amava cantarlo insieme alla madre e che a quel motivo musicale è stato accompagnato nel suo ultimo viaggio, durante il funerale celebrato nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. Lauro, consapevole di questo legame che va oltre la semplice dedica televisiva, ha così incontrato anche Erica Didone, la mamma di Achille, e gli altri genitori che da quella notte vivono sospesi in un dolore che non conosce tregua. Un abbraccio, quello tra l'artista e chi ha perso un figlio, che rende l'omaggio di Sanremo non un punto di arrivo, ma un anello di una catena più lunga di vicinanza umana.

La testimonianza di Lorenzo e l'invito al concerto del 15 giugno

Tra i letti d'ospedale che hanno visto arrivare Lauro c'era anche quello di Lorenzo, un ragazzo di sedici anni di Como, ancora ricoverato dopo aver riportato gravi ustioni. È stato lui, in seguito, a raccontare la semplicità quasi surreale di quel momento: vedere il cantante sbucare dalla porta della stanza, sedersi accanto a lui e suo fratello Federico, iniziare a parlare non della musica o della fama, ma di loro, del tempo che sono costretti a passare lì dentro. Lauro li avrebbe incoraggiati a usare quei giorni per leggere, per guardare film, per pensare al futuro – un futuro che per chi è sopravvissuto a un incendio di quelle proporzioni assume la forma di una "seconda vita" da afferrare tutta in una volta. E prima di andare via, una promessa concreta: l'invito al suo concerto del 15 giugno prossimo a San Siro, con un palchetto riservato e i biglietti offerti personalmente, lasciando anche un contatto diretto per mantenere viva quella linea di comunicazione. Un appuntamento che per Lorenzo e gli altri diventa già un piccolo faro, un'ancora gettata in avanti in un presente fatto di terapie e riabilitazione.

La gratitudine di Bertolaso e il silenzio dell'artista

Della visita al Niguarda, avvenuta a pochi mesi dalla strage che ha sconvolto l'opinione pubblica e mentre in Svizzera l'inchiesta procede con nuovi sviluppi e denunce – come quella relativa al figlioccio dei proprietari del locale e alle uscite di sicurezza che sarebbero state sigillate -3 – non è giunta alcuna nota ufficiale dall'ufficio stampa del cantante. A dare notizia dell'incontro è stato ancora una volta Guido Bertolaso, che ha affidato ai suoi profili social una foto di gruppo con il personale sanitario e parole di ringraziamento: "Lauro con la sua disponibilità e dolcezza ha saputo portare un po' di gioia nel cuore di quei ragazzi che tanto hanno sofferto", ha scritto l'assessore, sottolineando come l'artista abbia incontrato non solo i degenti e i dimessi, ma anche i genitori di chi non c'è più. Un ringraziamento che definisce Lauro non tanto come cantante, quanto come "ragazzo davvero speciale", a ribadire che in certe circostanze la musica è solo il pretesto per far emergere qualcosa di più autentico e necessario.

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