George Clooney a Cuneo, l’affondo su Trump: “Minacciare la fine di una civiltà è un crimine di guerra”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non è stata la solita passerella hollywoodiana, quella a cui hanno assistito i tremila studenti convenuti al Palazzetto dello Sport di Cuneo; né l’attore, che pure ha esordito con un caloroso “buongiorno” in italiano strappando applausi, si è concesso facili entusiasmi. George Clooney, ospite d’eccezione della sesta edizione di “Dialoghi sul Talento” – il format promosso dalla Fondazione CRC per portare personalità internazionali a confronto con le scuole – ha invece offerto una lezione di realismo politico, inframmezzata da un attacco frontale al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’occasione, visto il contesto, era quanto mai propizia per parlare di diritti e di doveri civici, e Clooney non se l’è lasciata sfuggire, spostando il fuoco del dibattito sulle tensioni internazionali che coinvolgono l’Iran e, più in generale, lo smantellamento delle alleanze storiche.
“C’è un confine alla decenza”: la critica alla Casa Bianca
Dal palco, intervistato dalla giornalista Mia Ceran, l’attore premio Oscar ha voluto distinguere tra il legittimo sostegno a un’amministrazione conservatrice e l’accettazione passiva di derive che definisce inaccettabili. "Alcuni sostengono Donald Trump e va benissimo – ha dichiarato Clooney – ma se c’è qualcuno che, come accaduto ieri, dice di voler porre fine a una civiltà, questo è un crimine di guerra". Un riferimento esplicito, questo, alle recenti dichiarazioni del presidente americano riguardo al conflitto in Iran. Pur riconoscendo il diritto di avere posizioni differenti, l’attore ha tracciato una linea rossa: "Puoi sostenere il punto di vista dei conservatori, ma ci deve essere un confine alla decenza, e noi non dobbiamo attraversarlo". Un’affermazione che arriva a più di un anno dalla rielezione di Trump, quando ormai la sua presidenza è un dato strutturale dello scenario politico, ma che Clooney ha voluto ribadire con forza di fronte alle giovani generazioni, avvertendole sui rischi di una deriva retorica che normalizza la violenza verbale istituzionale.
La preoccupazione per la Nato e l’eredità americana
Non solo Iran, però. L’attore, che da tempo risiede nel sud della Francia, ha manifestato una preoccupazione palpabile per il futuro delle alleanze globali, in particolare per il ruolo della Nato. "Sono preoccupato per la Nato – ha confessato – che ha fatto sì che l’Europa ma anche il resto del mondo siano stati sicuri. Smantellare un’istituzione come questa mi preoccupa". Clooney, in un’analisi che ha evitato facili manicheismi, ha riconosciuto le contraddizioni della sua nazione: "Oltre a molti errori, gli Usa credo abbiano fatto anche molte cose straordinarie che sono sopravvissute". Un equilibrio retorico, il suo, che non ha però celato un giudizio severo sull’attuale gestione della Casa Bianca, definendo il momento storico come "non un grande momento per la storia americana", soprattutto alla luce delle polemiche sulle primarie democratiche che avevano portato al ritiro di Joe Biden.
L’invito ai giovani: difendere i più deboli e alzare la voce
Se la politica estera ha acceso gli animi, il cuore dell’incontro è rimasto ancorato al ruolo sociale dei giovanissimi. Clooney, affiancato dalla moglie Amal nell’impegno della Clooney Foundation for Justice, ha portato la sua testimonianza sull’importanza della libertà di stampa, rivelando che la fondazione ha contribuito a liberare "oltre cento giornalisti che avevano semplicemente detto la verità". Ha poi citato un insegnamento paterno, forse il messaggio più autentico della giornata: "Non mi importa cosa farete nella vita, l’importante è che difendiate le persone che hanno meno potere di voi e che affrontiate quelle che ne hanno di più". Un’esortazione a non rimanere inermi, insomma, che l’attore ha rilanciato come antidoto alla rassegnazione, ricordando agli studenti come la libertà di parola "significhi anche ascoltare ciò che non ci piace". Una chiusura, la sua, che ha trasformato l’evento in un vero e proprio esercizio di cittadinanza attiva, lontano dai riflettori di Hollywood ma perfettamente in sintonia con lo spirito del “Dialogo sul Talento” voluto dalla Fondazione CRC.




