L'influenza K, superato il picco ma l'incidenza resta alta, Bassetti non esclude una nuova ondata a febbraio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La circolazione dei virus respiratori in Italia, dopo aver toccato il suo apice nella settimana di Natale, continua a mantenersi su livelli significativi, interessando in modo capillare l’intero territorio nazionale. Sebbene il numero dei casi sia in calo rispetto al massimo registrato, l’impatto sulla popolazione rimane tutt’altro che trascurabile, con una particolare incidenza nei bambini più piccoli, quelli nella fascia d’età compresa tra zero e quattro anni, che risultano sempre i più colpiti. Un andamento che trova conferma, per fare un esempio, nei dati provinciali di Modena, dove l’incidenza è salita fino a 19 casi ogni mille abitanti tra il 22 e il 28 dicembre, per poi scendere a 13 per mille nella seconda settimana di gennaio: un calo fisiologico che, però, non deve indurre a sottovalutare la persistente attività virale.

Il monitoraggio e i suoi limiti

Proprio sulla lettura di questi dati si concentra l’attenzione del virologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova, il quale osserva come il sistema di sorveglianza attuale, fondato principalmente sulle segnalazioni dei medici di medicina generale, possa non riuscire a intercettare la totalità delle infezioni. Molti, infatti, scelgono di curarsi in autonomia tra le mura domestiche, affidandosi a farmaci da banco senza consultare un professionista, un fenomeno che rischia di restituire un quadro parziale della diffusione reale dell’influenza, soprattutto di quella definita “K”. Questa situazione, che di per sé complica la valutazione epidemiologica, porta Bassetti a non escludere la possibilità di un nuovo picco nel corso del mese di febbraio, ipotesi legata proprio alla circolazione sommersa del virus e alla sua capacità di trovare nuovi soggetti suscettibili.

Le terapie e gli errori da evitare

In merito alle cure, il virologo fornisce indicazioni precise, sottolineando l’importanza di un approccio terapeutico consapevole e di evitare assolutamente l’uso improprio degli antibiotici, del tutto inefficaci contro le infezioni virali come l’influenza. Bassetti indica poi l’esistenza di un farmaco specifico, diverso dal paracetamolo, in grado di ridurre la durata dei sintomi, pur senza nominarlo esplicitamente nel testo fornito. Il paracetamolo, d’altronde, rimane un’opzione valida per il controllo della febbre e dei dolori, ma in determinate condizioni, che devono essere valutate caso per caso, non rappresenta l’unica scelta a disposizione. La chiarezza su questo punto è fondamentale per orientare correttamente le persone, evitando che ricorrano a terapie fai-da-te potenzialmente inadatte o, peggio, dannose.

La situazione sul territorio nazionale

L’attenzione resta alta, quindi, in tutte le regioni italiane, da nord a sud, poiché il virus non conosce confini amministrativi e la sua diffusione è influenzata più dai movimenti delle persone e dalle condizioni ambientali che non dalle divisioni geografiche. La vigilanza delle autorità sanitarie prosegue, monitorando l’evolversi dei contagi e l’eventuale comparsa di nuove varianti, mentre il consiglio per i cittadini rimane quello di adottare le consuete misure di precauzione, soprattutto in presenza di sintomi respiratori, e di ricorrere al parere del medico di famiglia per fugare qualsiasi dubbio sulla terapia più appropriata da seguire. Il periodo di maggiore pressione potrebbe essere alle spalle, ma la stagione influenzale, come dimostrano le previsioni degli esperti, non ha ancora detto la sua ultima parola.

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