La Fenice, Fazzolari: «Una grande artista ha dovuto lasciare per pregiudizi ideologici»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso che agita le acque della cultura veneziana, e non solo, parte da una dichiarazione destinata a fare discutere: «Una grande artista ha dovuto lasciare per un pregiudizio ideologico». Così Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma, ha commentato la brusca interruzione della collaborazione tra il Teatro La Fenice e la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. Una presa di posizione netta, quella del sottosegretario, che però ha tenuto a precisare come il sovrintendente Nicola Colabianchi «abbia agito in autonomia» – ribadendo, in questo modo, la linea già tracciata da Palazzo Chigi fin dalla decisione maturata in laguna domenica scorsa, e successivamente confermata dal ministro Alessandro Giuli.

“Principessa di Venezia” e il peso di certe parole

La stessa Venezi, interpellata sulla vicenda, ha offerto la sua versione dei fatti con un’amarezza che traspare da ogni passaggio. «Buongiorno, sono la Principessa di Venezia…», ha esordito ironicamente, per poi spiegare: «È così che mi chiamava il ministro Giuli. Invece il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi diceva di me che sono 'una ragazza che sa farsi apprezzare'». Lei, dal canto suo, non ha usato giri di parole nel definire quell’approccio: «Lei capisce quanta misoginia? Quanto disprezzo? Forse anche quanta invidia». E ha rivendicato il proprio ruolo – «Io sono un direttore d'orchestra con un curriculum di tutto rispetto. Non sono una ragazza e nemmeno una principessa» – in una sorta di auto-difesa che trasforma l’accaduto in un caso emblematico di come certi linguaggi, anche in ambienti istituzionali, possano tradire resistenze culturali profonde.

Gli orchestrali contro Colabianchi: stato di agitazione e dimissioni richieste

Nel frattempo, il fronte interno al teatro si è fatto incandescente. Lo stato di agitazione degli orchestrali della Fenice è ormai ufficiale, e con esso la sfiducia nei confronti del sovrintendente Nicola Colabianchi. I lavoratori e le lavoratrici della fondazione continuano a chiedere le sue dimissioni, ritenendolo il responsabile formale – poco importa, osservano alcuni, se era stato “imbeccato” dalla politica, vale a dire da Fratelli d’Italia – di una gestione che definiscono ormai insostenibile. La partita, insomma, si gioca su due livelli: da una parte la difesa della libertà artistica e del rispetto professionale, dall’altra un braccio di ferro interno che non accenna a risolversi.

Il colpo di scena di Giuli: Teatro delle Vittorie e “piccioli”

A complicare ulteriormente il quadro, ecco un intervento a sorpresa del ministro Giuli. Rispondendo a una domanda di Fiorello, il titolare della Cultura ha dichiarato che «se ci saranno i piccioli» – cioè i soldi – lo Stato acquisterà il Teatro delle Vittorie di Roma, storica sede di produzioni televisive della Rai per decenni, e ne affiderà la direzione proprio a Beatrice Venezi. L’annuncio, accolto dall’esultanza del popolare conduttore, ha lasciato però aperto un interrogativo che lo stesso Fiorello ha formulato senza mezzi termini: «Sarà una cosa seria o una provocazione?». Una domanda che, allo stato attuale, resta sospesa nell’aria, mentre i riflettori restano accesi sul futuro della Fenice e su chi, alla fine, dovrà assumersi la responsabilità di quanto accaduto.

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