Le piazze europee viaggiano contrastate, tra il petrolio che scalda i motori e le banche centrali nel mirino. A Milano, fuori dal coro, è giornata nera per Amplifon
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Redazione Economia
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Le Borse del Vecchio Continente procedono a ranghi sparsi in questa seduta, con gli occhi degli investitori puntati come un faro su due direttrici precise e, per certi versi, contrastanti. Da un lato, l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con il blocco nello Stretto di Hormuz che tiene alta la tensione sui prezzi dell’energia, e dall’altro l’attesa spasmodica per le prossime mosse delle banche centrali, a partire dalla Federal Reserve americana, il cui comitato operativo si riunirà mercoledì. Una situazione di stallo psicologico, questa, che produce un effetto sospensivo sui listini: Francoforte e Parigi si mantengono sostanzialmente stabili, Londra prova a spingere sull’acceleratore, mentre Madrid arretra leggermente. In questo quadro composito, Piazza Affari fatica a trovare una direzione chiara, mostrando un timido progresso nella mattinata per poi virare in territorio leggermente negativo, con il Ftse Mib che cede lo 0,3% intorno a metà giornata, frenata da alcuni pesi massimi che hanno deluso le attese.
Il petrolio corre e il dollaro si adegua, l’oro non brilla
Il carburante di questa volatilità resta il petrolio, il cui prezzo continua a danzare su valori elevati: il Brent del Mare del Nord scavalca i 106 dollari al barile per poi attestarsi in area 105, mentre il Wti americano viaggia sopra i 100 dollari, un livello che non si vedeva da tempo e che riaccende le preoccupazioni inflattive a livello globale. Un’impennata, quella del greggio, che rende sempre più improbabile l’ipotesi di un taglio dei tassi da parte della Fed nel corso di quest’anno, un’aspettativa che gli operatori avevano invece accarezzato nelle settimane precedenti. Sul fronte valutario, l’euro si mantiene debole, scambiato attorno a quota 1,1438 sul biglietto verde, mentre tra le materie prime spicca il calo dell’oro, che cede oltre un punto percentuale portandosi a ridosso dei 4.994 dollari l’oncia, e dell’argento, in flessione del 3%. Un segnale, forse, che la corsa ai beni rifugio tradizionali viene in parte compensata dalla forza del dollaro e dalla ricerca di liquidità in un momento di profonda incertezza.
Piazza Affari frenata dai bancari e dal tonfo Amplifon
Se il listino milanese arranca, il merito è di alcuni ribassi significativi che hanno zavorrato l’indice. Su tutti, spicca il tonfo di Amplifon, che perde quasi il 7% in una sola seduta. Il mercato ha accolto con freddezza, per usare un eufemismo, l’annuncio dell’acquisizione di Gn Hearing, operazione da 2,3 miliardi di euro che, se da un lato rappresenta una svolta epocale per la società guidata da Enrico Vita, dall’altro ne appesantisce la struttura finanziaria e ne diluisce il capitale, vista la componente azionaria del corrispettivo. Gli investori, evidentemente, temono che l’integrazione della società danese possa rivelarsi più complessa del previsto o che l’esborso di cassa sia eccessivo, punendo così il Titolo. Male anche Unicredit, che lascia sul terreno oltre un punto e mezzo percentuale: la banca guidata da Andrea Orcel ha lanciato un’offerta pubblica di scambio volontaria su Commerzbank per superare la quota del 30%, un’operazione ambiziosa che mira a creare un colosso bancario europeo ma che, nel breve, spaventa il mercato, costringendo gli azionisti a valutare il rapporto di concambio proposto. Un rapporto che prevede lo scambio di 0,484 azioni Unicredit per ogni titolo Commerzbank, e che proprio a Francoforte spinge il titolo tedesco in rialzo del 3,5%.
Le difensive tengono, petrolio e utilities in ordine sparso
In controtendenza rispetto al clima generale, si muovono invece alcuni titoli legati alla difesa e alle materie prime. Fincantieri, dopo il recente tracollo, prova a recuperare terreno, e Leonardo continua la sua corsa sostenuta dalla presentazione del piano industriale al 2030, un documento che ha convinto gli analisti per la solidità delle guidance e la chiarezza strategica. Bene anche Tenaris nel settore oil&gas, mentre Eni avanza con maggior cautela. Tra le utility, spicca il buon andamento di A2A e Hera, che beneficiano della loro natura difensiva in un contesto di mercato incerto. Sul fronte delle mid-cap, infine, si segnalano gli acquisti su D’Amico, Cembre e Alerion Clean Power, a testimonianza di una rotazione settoriale che premia le aziende con fondamentali solidi e visibilità sugli utili, mentre MARR e De’ Longhi soffrono realizzi e prese di beneficio.




