Piscine più sicure, ok della Camera all'emendamento: scatta la chiusura per gli impianti fuori norma
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Redazione Interno
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Via libera dalla Camera all'emendamento al decreto Sport che impone un giro di vite sulla sicurezza degli impianti natatori. La misura, approvata con un ampio sostegno bipartisan che ha raccolto 244 voti favorevoli, introduce l'obbligo per le piscine pubbliche e private aperte al pubblico di adottare sistemi in grado di prevenire il pericoloso effetto ventosa, quel fenomeno che può trasformare i bocchettoni di aspirazione e le griglie di fondo in trappole mortali, soprattutto per i più piccoli.
L'approvazione del provvedimento, giunto in Aula come articolo aggiuntivo, non ha tuttavia placato le polemiche: le opposizioni, pur esprimendo il loro voto favorevole "per senso di responsabilità" e per non ritardare l'entrata in vigore delle tutele, hanno immediatamente puntato il dito contro i tempi e i modi con cui l'esecutivo ha portato il testo al vaglio parlamentare.
Bocchettoni a norma e fondi per l'adeguamento
Il cuore della nuova disposizione è rappresentato dalla stretta sui sistemi di ricircolo dell'acqua. Le prese di aspirazione, che comprendono sia i classici bocchettoni posizionati lungo le pareti della vasca sia le griglie collocate sul fondo, dovranno rispondere a standard tecnici precisi e rigorosi, tali da neutralizzare il risucchio che può trattenere i bagnanti, in particolare i capelli, in fondo all'acqua.
Per garantire il rispetto di questi nuovi parametri, l'emendamento prevede conseguenze severe: in caso di accertata inadempienza, scatterà la "chiusura immediata" dell'impianto, un provvedimento drastico che mira a sollecitare un adeguamento rapido da parte dei gestori. Ad affiancare la norma, sebbene con meccanismi ancora da definire, è stato stanziato un fondo da 5 milioni di euro finalizzato a sostenere i costi di messa a norma, un contributo pensato per alleviare il peso economico delle modifiche strutturali che molti impianti dovranno affrontare per evitare la serrata.
Lo scontro in Aula sul metodo e sul merito
Nonostante l'unanimità del voto finale, il clima nell'aula di Montecitorio è rimasto acceso per l'intera durata della discussione. Le forze di opposizione hanno criticato aspramente il metodo scelto dal governo, accusato di aver depositato l'emendamento all'ultimo momento utile, senza concedere il tempo necessario per un dibattito approfondito e per eventuali valutazioni tecniche da parte delle commissioni competenti. Una procedura, questa, che secondo i critici non rende giustizia alla complessità della materia e rischia di generare incertezze applicative.
A ciò si è aggiunta una critica altrettanto dura sul contenuto della norma, bollata come troppo generica e lacunosa: l'auspicio di un salto di qualità in termini di sicurezza, hanno sostenuto i parlamentari di opposizione, si scontra con un dettato normativo che, a loro avviso, non specifica con sufficiente chiarezza le caratteristiche tecniche che gli impianti dovranno possedere, demandando probabilmente a decreti attuativi la definizione dei criteri operativi che avrebbero dovuto essere già chiari in sede legislativa.
La spinta della cronaca e il nodo della sicurezza
La spinta propulsiva che ha portato all'approvazione della stretta trova la sua origine nei drammatici fatti di cronaca che hanno segnato l'ultimo periodo, episodi in cui bambini sono rimasti vittime dell'effetto ventosa dei sistemi di aspirazione, rimanendo intrappolati sott'acqua. Questi tragici eventi hanno riacceso i riflettori su una problematica nota ma mai risolta in maniera definitiva, spingendo il legislatore a intervenire con urgenza.
La norma, che si applica a tutte le piscine pubbliche e a quelle private che siano comunque destinate a un'utenza collettiva, rappresenta un tentativo di colmare un vuoto normativo che per anni ha esposto i frequentatori degli impianti a rischi evitabili. Resta ora da vedere come i gestori si adopereranno per adeguare le strutture entro i termini previsti e se i fondi stanziati, seppur limitati, saranno sufficienti a coprire le spese necessarie per evitare la chiusura dei tanti impianti che al momento non risultano in regola con le nuove disposizioni.
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