Mosca: colpo di Stato dell'Occidente a Kiev, Peskov accusa. E rilancia l'ipotesi di una governance Onu
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Redazione Esteri
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Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha riportato al centro del discorso pubblico la narrazione secondo cui il cambiamento di potere avvenuto in Ucraina nel 2014 non sarebbe stato una sollevazione popolare spontanea, bensì il frutto di una regia esterna organizzata e finanziata. In un'intervista concessa all'agenzia di stampa russa Tass, Peskov ha utilizzato termini netti per descrivere quegli eventi, parlando di un'organizzazione violenta e sanguinosa che vide la partecipazione attiva di quattro potenze occidentali: gli Stati Uniti su tutti, ma anche il Regno Unito, la Francia e la Germania. “Dopo il 2014 tutto è cambiato”, ha scandito il rappresentante del Cremlino, quasi a voler tracciare una linea d'ombra invalicabile tra un “prima” fatto di rapporti, seppur tesi, con i partner occidentali e un “dopo” in cui quelle stesse nazioni sono diventate, agli occhi di Mosca, le artefici di un'operazione di sovversione ai confini della Russia. Questa ricostruzione, che il Cremlino evidentemente ritiene fondamentale non venga dimenticata dall'opinione pubblica interna e internazionale, serve a inquadrare l'attuale conflitto non come una guerra di aggressione iniziata nel 2022, ma come la conseguenza inevitabile di un'ingerenza subita anni prima.
Sul fronte diplomatico, e in netto contrasto con la durezza delle dichiarazioni di Peskov, si registrano però movimenti che suggeriscono una fase di contatti serrati, probabilmente in vista di un tavolo negoziale che appare sempre più imminente. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, approfittando della sua presenza a Monaco di Baviera per la conferenza sulla sicurezza, ha incontrato di persona il segretario di Stato americano Marco Rubio, un colloquio che arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri internazionali. A questo faccia a faccia, come lo stesso Zelensky ha reso noto tramite il suo profilo X, è seguita una conversazione telefonica con due figure chiave dell'amministrazione guidata da Donald Trump, ovvero gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. L'oggetto di questi contatti, ha spiegato il leader ucraino, non si è limitato a un generico scambio di vedute: con Rubio ha discusso nel dettaglio della situazione sul terreno, soffermandosi sugli attacchi russi alle infrastrutture energetiche, un tema caldo in piena stagione invernale. L'obiettivo dichiarato è quello di coordinarsi in vista dei colloqui trilaterali che vedranno seduti allo stesso tavolo, martedì prossimo a Ginevra, i rappresentanti di Kiev, Mosca e Washington.
Mentre la diplomazia prova a tessere le sue trame, la guerra sul campo continua a mietere danni e a spostare il suo baricentro. Nelle ultime ore, l'attenzione si è concentrata sulla regione russa di Krasnodar, dove le autorità locali hanno denunciato un attacco ucraino definito come “massiccio”. I droni, ormai arma centrale in questo conflitto, hanno preso di mira infrastrutture civili e industriali, colpendo un serbatoio di prodotti petroliferi nel villaggio di Volna, un deposito e alcuni terminal. Le fiamme si sono levate alte nella notte, richiedendo l'intervento di decine di soccorritori, un'azione che dimostra come la guerra stia ormai assumendo sempre più i contorni di uno scontro logistica, dove l'obiettivo è interdire le reti di rifornimento e le risorse energetiche del nemico, e non solo avanzare lungo le linee del fronte. Le fonti russe, pur confermando l'attacco e i danni, hanno inizialmente parlato di un'operazione senza vittime, sebbene le agenzie stampa internazionali, citando il governatore Veniamin Kondratyev, riferiscano di almeno due feriti tra la popolazione locale, prontamente ospedalizzati -7.
Mosca rilancia l'idea di una “governance Onu” per l'Ucraina
In questo clima di tensione che alterna scontri militari a contatti diplomatici, la Russia ha scelto di rilanciare una proposta destinata a far discutere, e che rappresenta un'idea a dir poco ambiziosa per il futuro istituzionale del paese confinante. Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin, sempre in un'intervista alla Tass, ha riaperto il dossier di una “governance esterna temporanea” per l'Ucraina, un'amministrazione che dovrebbe operare sotto l'egida delle Nazioni Unite. L'ipotesi, che il diplomatico ha tenuto a precisare non essere nuova ma già accennata dal presidente Putin nel marzo del 2025, prevederebbe l'instaurazione di un'autorità internazionale con il compito di traghettare il paese verso elezioni democratiche, con l'obiettivo ultimo di formare un governo definito “capace” – aggettivo, quest'ultimo, che lascia intendere come Mosca consideri l'attuale esecutivo di Kiev non legittimo o non sufficientemente forte per garantire la stabilità.
La proposta, che inevitabilmente solleva questioni complesse di sovranità nazionale e di diritto internazionale, è stata presentata da Galuzin come un'opzione da discutere con gli Stati Uniti, i paesi europei e tutti gli attori coinvolti. Il riferimento a precedenti storici nell'ambito delle missioni di peacekeeping dell'Onu serve a Mosca per tentare di normalizzare un'idea che, di fatto, comporterebbe una limitazione senza precedenti della sovranità ucraina, anche se giustificata dalla necessità di firmare un trattato di pace formale e documenti vincolanti per la futura cooperazione tra Stati. Lo stesso Galuzin, nella sua intervista, ha però introdotto una notazione tecnica di non poco conto, riconoscendo che le Nazioni Unite non dispongono, formalmente, di un meccanismo standardizzato per istituire amministrazioni internazionali temporanee in territori colpiti da conflitti -4. Questa ammissione, quasi un inciso, rischia di rendere la proposta più una mossa politica e una dichiarazione di intenti che una concreta e immediata possibilità negoziale, gettando ombre sulla sua effettiva praticabilità, anche qualora si trovasse un accordo di massima tra le parti.




