Niscemi, il fronte di frana non si abiterà più: il piano del governo Schifani da 558 milioni e l’ammissione di Pichetto sul monitoraggio mancato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il verdetto è definitivo, e non lascia spazio a interpretazioni o a flebili speranze di ritorno: la fascia compresa tra il ciglio della voragine e i cinquanta metri di profondità, a Niscemi, è stata cancellata dalla geografia delle cose abitabili. Lo ha ribadito senza appello Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, al termine dell’ennesimo vertice tecnico convocato nel municipio del piccolo centro nisseno, e quelle sue parole — «la fascia da zero a cinquanta metri non sarà più abitata» — suonano come una pietra tombale su novantanque storie domestiche -1-2-7. Novantanove famiglie, novantanque modi diversi di aver perso non soltanto un tetto, ma la trama stessa del quotidiano; un esodo silenzioso che non prevede ritorno, consumato davanti a una crepa che continua a mangiarsi la collina. L’arretramento del fronte franoso, sebbene stia rallentando — e Ciciliano tiene a sottolinearlo quasi fosse un magro sollievo — non restituirà ciò che ha inghiottito -2-3.

E mentre il terreno ancora cede, sia pure con lentezza, portandosi via persino la croce in marmo del quartiere Sante Croci — quella stessa croce che dal 1997 resisteva, memoria lapidea di un’altra chiesa già divorata dalla frana — la macchina delle istituzioni prova a ingranare una marcia diversa, passando dalla conta dei danni alla progettazione del dopo -3-9. La croce, ha assicurato Ciciliano concordando con il sindaco Massimiliano Conti, sarà recuperata e restaurata: un gesto dal sapore simbolico, certo, ma che prova a restituire dignità a un paesaggio ferito e a una resistenza che non ha più un altare su cui poggiare lo sguardo -2. Nelle more del recupero, però, la priorità resta altrove. I droni dei corpi speciali di polizia sorvolano ormai quelle abitazioni irraggiungibili a piedi, censendo oggetti e ricordi da prelevare, mentre per gli sfollati si cerca una ricollocazione possibile: alcuni alloggi popolari dello Iacp sono già stati individuati, tre dei quali immediatamente disponibili a Niscemi stessa, altri nei comuni limitrofi -1-6.

Mezzo miliardo per un Fondo emergenze e il contributo diretto agli sfollati

Sullo sfondo del dramma, che ha visto anche i commercianti locali lanciare appelli accorati perché le loro attività, azzerate nello spazio di una notte, non vengano dimenticate, si staglia una manovra finanziaria di portata imponente voluta dal governo regionale -8. Renato Schifani, che oggi sarà proprio a Niscemi per portare di persona il messaggio dell’esecutivo, ha destinato 558 milioni di euro alla creazione di un Fondo emergenze dedicato alla Sicilia, un contenitore pensato per assorbire gli urti del ciclone Harry e, appunto, della frana niscemese -4-10. Non si tratta delle prime risorse — 93 milioni erano già stati liberati nell’immediato — bensì di una iniezione strutturale pescata dalla programmazione complementare del Fesr e del Fse 2021-2027, risorse rese liquide dalla revisione di medio termine dei bilanci europei -4. L’obiettivo dichiarato, nelle parole dello stesso Schifani, è quello di non limitarsi a tamponare l’emergenza: si vuole mettere in sicurezza il territorio e sostenere cittadini e attività commerciali con una prospettiva che non sia quella del semplice ristoro immediato, ma della ricostruzione vera -10.

Parallelamente, il governo regionale ha attivato un meccanismo di sostegno diretto alle novantanove famiglie: un contributo che va da un minimo di quattrocento a un massimo di seicento euro per nucleo, a seconda della composizione dello stesso, cifra che sarà girata dal presidente della Regione direttamente al sindaco Conti, il quale avrà il compito di distribuirla -6. La procedura, ha tenuto a specificare Schifani, sarà snella e immediata: basterà l’ordinanza di sgombero per ottenere il rimborso, senza attendere contratti di affitto formalizzati o lungaggini burocratiche, sul modello già sperimentato per l’Emilia-Romagna -6.

Il sistema di monitoraggio fantasma e l’amara consapevolezza del ministro

Eppure, mentre si gettano le basi per il futuro, emerge con sempre maggior nitidezza l’amaro retroscena di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intervenuto a margine del convegno Beyond Climate a Roma, ha offerto una lettura tecnica — e inevitabilmente politica — della catastrofe. Il suo ragionamento si è concentrato sulla piattaforma Sim, il Sistema di Monitoraggio integrato che, se già operativo, avrebbe probabilmente consentito di intercettare i prodromi del dissesto: «Non credo sia avvenuto da un momento all’altro», ha dichiarato, suggerendo che un reticolo di sensori e analisi predittive avrebbe potuto segnalare lo smottamento incipiente -5. La precisazione del ministro, che si è affrettato a definire la sua come una mera valutazione personale, introduce tuttavia un tema destinato a rimanere sullo sfondo dell’inchiesta: la consapevolezza, oggi, che la scienza avrebbe forse potuto dare un preavviso. Ma la frana, ha concluso Pichetto, «non si può fermare con un decreto»; quel che resta da fare è monitorare l’evoluzione, valutare le demolizioni volontarie e gestire la complessa partita degli indennizzi -5.

L’assedio del terreno e le scuole che non riapriranno

L’emergenza, intanto, continua a mordere anche là dove non ci sono più case. Ciciliano ha dovuto certificare che i tre plessi scolastici ricadenti nella zona rossa non riapriranno mai più i battenti, aprendo la necessità di un ragionamento urbanistico — e sociale — di ampio respiro che coinvolge il sindaco e l’intera collettività, chiamata a immaginare dove e come costruire nuovi istituti -2. È la prova, se mai ve ne fosse bisogno, che la frana non ha divorato soltanto edifici: ha cancellato punti di riferimento, strade percorse ogni giorno — le carreggiate immediatamente prossime al fronte rimarranno chiuse a tempo indeterminato — e, con la croce caduta nel vuoto, ha strappato anche un pezzo dell’iconografia popolare che teneva insieme memoria e resistenza -2-9.

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