«O Jalisso’ e il papillon portafortuna»: Fiorello e Sal Da Vinci, una videochiamata tra battiti napoletani e ricordi sanremesi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo i bagliori del Festival, quando il palco dell’Ariston si spegne e le luci si riaccendono sulle abitudini quotidiane, è a “La Pennicanza” che si ritrova il clima leggero del dopo-Sanremo. Fiorello, affiancato come sempre da Fabrizio Biggio, ha riaperto i microfoni di Rai Radio2 lunedì 2 marzo, e l’aria era ancora satura di quella napoletanità che ha colorato l’edizione numero settantasei della kermesse. Non poteva mancare, in questo contesto, un collegamento con il vincitore assoluto, quel Sal Da Vinci che con “Per sempre sì” ha letteralmente stregato il pubblico e le giurie, e che in diretta radiofonica si è prestato al gioco con la disinvoltura di chi i riflettori li maneggia da una vita.
Fiorello, si sa, non si limita mai a un semplice commento. La sua cifra stilistica è la battuta che scava nel particolare, e ieri ha pescato a piene mani nella storia artistica dell’amico e collega partenopeo. «Sapete come lo chiamavano a Napoli, prima di questa vittoria?», ha esordito il conduttore, dopo aver ricordato le tredici bocciature patite da Da Vinci in passate edizioni del Festival. E la stoccata è arrivata, pungente e affettuosa al tempo stesso: «‘O Jalisso’!». Un nomignolo, quello, che gioca con l’ironia dei destini incrociati e con la persistenza di chi, nonostante i no, ha continuato a crederci, trasformando l’ostinazione in un marchio di fabbrica prima ancora che in un motivo di scherzo.
La videochiamata, però, non si è esaurita nella semplice gag. Il neo-vincitore, visibilmente disteso e divertito, ha risposto con prontezza, quasi a voler restituire la parodia con altrettanta autoironia. A Fiorello, che come al solito frugava nei dettagli, è bastato accennare al vistoso papillon sfoggiato durante le serate all’Ariston per scatenare la replica: «Quel papillon gigantesco?», ha detto Da Vinci con un sorriso che si intuiva anche attraverso lo schermo, «Mi ha portato bene». Una battuta, questa, che ha aperto la strada a un botta e risposta più intimo, fatto di ricordi condivisi e di un filo rosso che lega due carriere parallele, quella dello showman siciliano e del cantautore cresciuto artisticamente tra le strade di Napoli.
Dalle battute si è passati, inevitabilmente, alla storia personale. Sal Da Vinci ha colto l’occasione per ricordare le sue origini newyorkesi, dovute alla tournée americana del padre che la madre, incinta, decise di seguire, e per lanciare un appuntamento che sa di celebrazione e di amicizia: a settembre, cinquant’anni dal suo debutto su un palco, e un invito aperto a Fiorello perché sia presente a duettare con lui. La risposta, ironica come impone lo stile della trasmissione, è stata un misto di finte ritrosie e promesse da condividere col pubblico: «Io non arrivo a corso Francia… ma va bene, me lo segno!». E se Da Vinci ha ricordato come Mike Bongiorno, consegnandogli il premio, lo presentò storpiandogli il nome in “Sal Vinci”, Fiorello ha rivendicato un primato comune, quello della vittoria al Festival italiano, lui nel ’93 con gli 883 e l’amico l’anno successivo, a suggellare una sorta di gemellaggio artistico che il tempo non ha scalfito.
L’esilarante parodia e il futuro tra Vienna e Napoli
La complicità tra i due, però, non si è fermata alle parole. Perché se c’è un modo che Fiorello conosce bene per celebrare un successo, quello è trasformarlo in una gag collettiva. Ed ecco allora che, subito dopo la videochiamata, lo studio si è trasformato nel set di un matrimonio “in stile napoletano”, con lo stesso Fiorello e Biggio nei panni degli sposi e il maestro Cremonesi a officiare la cerimonia, il tutto sulle note di “Per sempre sì” rivisitata in chiave “Pennicanza”. Una clip esilarante, che ha strizzato l’occhio alla tradizione e al tempo stesso l’ha dissacrata, nel solco di quella comicità che da sempre contraddistingue il varietà mattutino.
E mentre a Milano, negli uffici della Rai, Da Vinci metteva nero su bianco la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest di Vienna, in programma a metà maggio, a Napoli già si preparava l’accoglienza per il trionfatore. Mercoledì 4 marzo è previsto il suo rientro in città, e la Questura, come riportano fonti locali, è stata allertata per garantire supporto logistico e sicurezza nel tragitto dall’aeroporto di Capodichino fino alla sua abitazione di via Chiaia. La folla, si dice, potrebbe essere numerosa, e l’abbraccio della città partenopea si preannuncia caloroso, quasi fosse il riconoscimento a un figlio che, dopo tanti tentativi, ha finalmente portato a casa il trofeo più ambito. Un ritorno che sa di festa popolare e di riscatto, in cui l’ombra lunga di quel soprannome, “’O Jalisso”, finirà per diventare solo un simpatico aneddoto nel racconto di una carriera costellata di soddisfazioni.




