Vittorio Sgarbi sullo sgombero del Leoncavallo: “Scelta sbagliata, ma era inevitabile”
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Redazione Interno
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Vittorio Sgarbi, sebbene ancora convalescente dopo un ricovero al Policlinico Gemelli per una profonda depressione, è intervenuto sulla complessa questione dello sgombero del centro sociale Leoncavallo, esprimendo un giudizio articolato e per certi versi controcorrente. «Usare la forza è stata una scelta sbagliata», ha affermato il critico d’arte, il quale, tuttavia, non ha mancato di aggiungere che l’intervento delle forze dell’ordine era ormai ineludibile, poiché «quella stagione è finita». Una presa di posizione che, se da un lato critica il metodo dell’operato delle autorità, dall’altro ne riconosce la necessità storica, sancendo simbolicamente la chiusura di un’epoca per lo storico spazio di via Watteau, occupato senza soluzione di continuità dal 1994.
Parallelamente, un altro episodio di occupazione illegale tiene banco nella Capitale, dove i vertici di CasaPound, dopo aver inizialmente mostrato i muscoli e giurato di «non arretrare di un millimetro» nella difesa della loro roccaforte, sembrano aver parzialmente modificare la propria posizione. Se da un lato continuano a ribadire con fermezza di «non lasciare mai il palazzo», dall’altro si sono detti improvvisamente favorevoli a cercare una sorta di intesa per scongiurare lo sgombero, in un’evidente inversione di marcia tattica rispetto ai toni bellicosi dei giorni precedenti.
La vicenda del Leoncavallo, d’altronde, rappresenta un caso emblematico di illegalità protratta e di sostanziale inefficacia dell’azione amministrativa. I numeri, del resto, parlano in maniera incontrovertibile: novanta tentativi di sgombero falliti nel corso di trentuno anni di occupazione, tre sentenze esecutive e un conto salatissimo, pari a tre milioni di euro, che grava sulle spalle dei contribuenti per i risarcimenti dovuti a seguito della condanna del Viminale da parte della Corte d’Appello civile nell’autunno del 2024. Un fallimento gestionale che ha attraversato, in quasi quindici anni, le amministrazioni progressiste della città, dal “fiasco” dell’ex sindaco Giuliano Pisapia fino all’attuale silenzio del primo cittadino Beppe Sala, senza che sia mai stata prodotta una soluzione politica definitiva.




