La riforma della giustizia supera l'ultimo voto, ora si apre la partita del referendum

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Al momento dell'approvazione definitiva, che ha sancito il passaggio parlamentare della riforma costituzionale sulla magistratura, non sono mancati slogan contrapposti i quali, a ben vedere, sfiorano appena il merito tecnico del provvedimento. Evocata dai suoi sostenitori come una panacea capace di arginare gli errori giudiziari e quella che viene definita una "giustizia politicizzata", la riforma è stata dipinta dai suoi oppositori come un pericolo imminente per le fondamenta democratiche del paese. Affermazioni queste, che appaiono quantomeno azzardate e che lasciano sperare in una campagna referendaria scevra da richiami fideistici o catastrofisti, per quanto privi di un solido fondamento fattuale.

Le fratture inaspettate tra i partiti

Il voto del 30 ottobre nell'Aula del Senato ha riservato diverse sorprese, dimostrando come il disegno di legge Nordio abbia generato crepe all'interno degli stessi schieramenti, sia di maggioranza che di opposizione. Tra i "sì" e i "no" espressi su un testo rimasto immutato attraverso le sue quattro letture, sono emersi nomi e posizioni inattese. I favorevoli, ad esempio, provengono anche da aree politiche dove il tema è da tempo oggetto di dibattito; non a caso, personaggi come Claudio Petruccioli, storico dirigente del Pci e del Pds, hanno ricordato come, all'epoca della Bicamerale di Massimo D'Alema, fossero stati proprio loro a firmare emendamenti che proponevano la separazione delle carriere e la divisione del Consiglio superiore della magistratura.

Il via libera definitivo e le reazioni immediate

La voce graffiante del presidente del Senato ha annunciato con enfasi l'esito della votazione: "Dichiaro chiusa la votazione. Il Senato approva". Il via libera definitivo al disegno di legge costituzionale è arrivato con 112 voti favorevoli, espressi dal centrodestra e da Azione, 59 contrari, provenienti da Pd, M5S e Avs, e 9 astensioni, che hanno incluso i gruppi di Renzi e Lombardo. Un passaggio segnato, in aula, da abbracci tra gli esponenti della maggioranza e da proteste visibili da parte dell'opposizione, che hanno immediatamente caratterizzato il clima politico successivo all'approvazione.

Lo scontro politico si sposta sul referendum

Il giorno successivo all'ok del Senato, il dibattito politico è proseguito senza sosta, con scontri verbali tra il governo e l'Associazione nazionale magistrati. La premier ha definito il risultato un "traguardo storico", mentre la leader dell'opposizione ha accusato l'esecutivo di volersi assicurare "le mani libere". Ora, la parola passa ai cittadini: sia la maggioranza che le opposizioni hanno infatti annunciato l'intenzione di promuovere un referendum confermativo, il cui svolgimento è atteso per i primi mesi della prossima primavera, dando così il via a una nuova, decisiva fase di confronto.

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