Via i “Promessi sposi” dalla scuola: il romanzo che insegna a pensare diventa “pericoloso”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si torna a discutere del destino di Alessandro Manzoni tra i banchi di scuola, e il dibattito – come ormai ci ha abituato da decenni – si arena sempre sugli stessi scogli: leggerlo o non leggerlo, magari più tardi, o sostituirlo con qualcos’altro. Stavolta, però, il copione sembra arricchirsi di una variante che qualcuno, forse, non aveva ancora considerato. E se l’alternativa non fosse un semplice rinvio, bensì una radicale riscrittura dell’idea stessa di romanzo di formazione, attingendo a piene mani dalla tradizione dell’Ottocento a puntate? Oliver Twist, Il conte di Montecristo, L’idiota – per citare solo alcuni esempi emblematici – condividevano infatti la stessa origine seriale, una logica che oggi ritroviamo nelle serie televisive e che, allora, non ne sminuiva certo la profondità.

L’addio all’obbligo nei nuovi piani ministeriali

Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei, gli istituti tecnici e professionali – approvate dalla commissione ministeriale e attese ormai da mesi – ridisegnano in modo significativo programmi e approcci didattici. Tra le novità più discusse spicca proprio la cancellazione dell’obbligo di lettura dei “Promessi sposi” al secondo anno, sostituito dalla raccomandazione di proporre letture alternative. Non solo: la Geostoria scompare come disciplina autonoma, mentre fumetti e graphic novel fanno ufficialmente ingresso in classe, quasi a voler bilanciare l’allontanamento dal canone tradizionale. La contrazione non risparmia neppure Dante: lo studio della Commedia passa da tre a due anni, un taglio che molti interpretano come un ulteriore segnale di disaffezione verso i giganti della nostra letteratura.

L’abbozzo di un’apologia che tradisce se stessa

Nelle bozze circolate finora – ancora in attesa di formalizzazione definitiva, ma già indicative degli orientamenti del ministero – si fa un gran parlare di radici culturali, di lingua come patrimonio da tutelare e di civiltà occidentale come snodo principale della storia. Eppure, proprio questi proclami rivelano, secondo molti osservatori, la loro natura di vuota propaganda: la deminutio dell’insegnamento dantesco e la messa in discussione di Manzoni smentiscono sulla carta quella presunta fedeltà alla tradizione. Quel che balza all’occhio, piuttosto, è l’enfasi posta sulla lettura diretta dei testi, a discapito della ricostruzione di poetiche d’autore e correnti letterarie; una scelta che rischia di trasformare la letteratura in un esercizio tecnico, privo di quella profondità storica che l’ha sempre caratterizzata.

Cronaca di una riforma tra tagli e nuove gerarchie disciplinari

Al centro della polemica, insomma, non c’è solo Manzoni. Il nuovo impianto, seppur presentato come un necessario ammodernamento della didattica, finisce per ridefinire gerarchie e valori: meno spazio agli autori fondanti, più attenzione alla contemporaneità e alla serialità. Ma c’è un’altra faccia della medaglia, ed è quella che guarda ai metodi di valutazione e ai tempi di approvazione della riforma, ancora in fase di definizione. La diretta odierna – in programma per le ore 16 – promette di fare chiarezza su materie, tempistiche e criteri di giudizio, in attesa che le nuove Indicazioni diventino operative. Resta intanto la domanda, implicita nelle pieghe del provvedimento: cosa si perde, esattamente, quando un romanzo come “I promessi sposi” – che per generazioni ha insegnato a pensare storicamente e moralmente – viene rimosso dall’obbligo? La risposta, forse, è già nel silenzio che la riforma impone ai classici.

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