Crans-Montana, le fatture svizzere ai feriti e il costo (nascosto) di vivere in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Settantacinquemila euro per una notte di ricovero. Questa, in sintesi grezza, la cifra che alcuni ospedali del Canton Vallese hanno avuto il coraggio amministrativo di apporre su un documento – una fattura, per l’esattezza – recapitato alle famiglie dei giovani italiani sopravvissuti all’incendio del locale “Constellation” a Crans-Montana. La strage, avvenuta nella notte di Capodanno, aveva già consegnato ai parenti delle vittime un carico insopportabile di dolore; a distanza di quasi quattro mesi, ecco arrivare dalla Confederazione Elvetica un secondo, beffardo contraccolpo, stavolta di natura economica. Le cartelle, che per alcuni feriti lievi arrivano a coprire appena quindici ore di degenza, hanno innescato una reazione a catena fatta di indignazione e di domande retoriche, soprattutto tra le fila della politica italiana.

La burocrazia non ha patria, ma ha prezzi diversi

A gettare acqua sul fuoco delle polemiche – senza però spegnerle del tutto – ci ha pensato l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, il quale ha riferito di un colloquio diretto con il presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard. Da quest’ultimo, l’ambasciatore ha ottenuto una rassicurazione formale: le famiglie non dovranno sborsare un franco, perché il Cantone, e all’occorrenza la Confederazione, copriranno interamente le spese sanitarie. La precisazione, per quanto doverosa, non cancella però l’amarezza per l’accaduto. Il ragionamento che ne consegue – ed è il consigliere regionale Davide Zappalà a sollevarlo – è di quelli che graffiano l’orgoglio nazionale: se in Svizzera un contabile, forse seguendo prassi burocratiche automatiche, ha potuto spedire una richiesta simile senza vergogna, è proprio perché lì l’assistenza sanitaria non ha lo stesso valore sociale che le attribuiamo in Italia. “La burocrazia non c’è solo da noi”, avrebbe commentato secco l’assessore Bertolaso, parlando di una “pessima figura” e di un’altra occasione persa dagli svizzeri per dimostrare sensibilità.

Un paradosso economico che spinge i giovani all’estero

Ed è qui, nel paragone tra modelli statali, che il caso Crans-Montana si trasforma in uno specchio per le nostre contraddizioni. Da un lato, infatti, l’Italia ha appena scalato le classifiche mondiali diventando la quarta potenza esportatrice del pianeta: un dato industriale che la dice lunga sulla resilienza del nostro tessuto produttivo. Dall’altro lato, però, resta inspiegabile – almeno in apparenza – la persistente emorragia di cervelli e di braccia verso Paesi come la Svizzera, dove un giovane potrebbe trovarsi a dover pagare una fortuna persino per un letto d’ospedale. Zappalà, nel sollevare il tema, invita a riflettere su quanto sia prezioso vivere in uno Stato che, nonostante le sue disfunzioni, mette la salute pubblica al riparo da simili speculazioni contabili. La fattura da 75 mila euro, insomma, è diventata l’involontaria cartina di tornasole di un’Europa a due velocità: quella dei diritti garantiti e quella dei conti da saldare.

La lezione (amara) della procedura automatica

Né va dimenticato il contesto tragico che ha generato questi documenti. Il rogo del “Constellation”, il bar dei coniugi Jessica e Jacques Moretti, ha causato la morte di 41 persone, tra cui sei italiani, e ferito oltre cento frequentatori. A quattro mesi dall’incendio, le indagini procedono senza che sia stata ancora chiarita in via definitiva la dinamica delle fiamme; eppure, nel frattempo, gli uffici amministrativi elvetici hanno trovato il tempo e le risorse per stampare e spedire quelle richieste di pagamento. L’ambasciata italiana ha dovuto mediare, Reynard ha dovuto telefonare, e le famiglie hanno dovuto subire l’ennesimo trauma. Che si sia trattato di un “errore burocratico” o di una procedura standard, come lascerebbe intendere Bertolaso, poco importa alle vittime: conta il fatto che nessuno, in Svizzera, abbia avuto la prontezza di sospendere l’invio di quelle cartelle prima che facessero il giro dei media italiani, scatenando la solita, sacrosanta indignazione. Per i genitori che hanno perso un figlio in quella notte, ricevere una fattura è stato come ricevere un secondo, freddo verdetto: il conto, pur se alla fine annullato, resterà un simbolo indelebile di come la macchina dei diritti, a volte, si inceppi nei meccanismi più insensati.

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