Delia, «ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza c’è genocidio»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La polemica che ha avvolto l’esibizione di Delia al Concertone del Primo Maggio 2026, quando la cantante catanese ha sostituito “partigiano” con “essere umano” nell’ultima strofa di “Bella ciao”, ha generato una reazione tanto ampia quanto, a suo dire, fraintesa. In un lungo post pubblicato su Instagram, l’artista ha spiegato il senso della sua scelta: «Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. ‘Essere umano’ era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli». Una precisazione, la sua, nata dopo la tempesta social che ha visto schierarsi, tra gli altri, anche l’attore Alessandro Gassmann.
La critica di Gassmann e la difesa della memoria partigiana
Alessandro Gassmann, affidando il proprio pensiero ai profili social, ha attaccato senza mezzi termini l’operazione linguistica di Delia: «Non si possono cambiare le parole di ‘Bella ciao’. Hanno un senso ed una importanza che non possono e non devono cambiare». Il suo intervento, netto nella forma, ha ribadito un principio che affonda le radici nella storia della canzone simbolo della Resistenza: il partigiano – ricordava l’attore – non è un qualsiasi essere umano, bensì una figura politica e militare precisa, che ha scelto di impugnare le armi contro il nazifascismo. Una distinzione che, per i critici della cantante, non può essere annacquata in nome di un umanesimo generico.
Il messaggio di Delia tra Gaza e la polemica italiana
«Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso da una parte delle persone», ha aggiunto Delia nel suo lungo sfogo, spostando il baricentro della discussione altrove. Il suo vero obiettivo, ha chiarito, era richiamare l’attenzione su ciò che accade a Gaza, dove i civili – uomini, donne, bambini – vengono uccisi mentre compiono gesti quotidiani, come cenare o dormire accanto ai propri figli. «Ci indigniamo per una parola cambiata – ha osservato la cantante – mentre a Gaza c’è genocidio». Una provocazione che rovescia i termini del dibattito: la sostituzione lessicale diventa, nelle sue intenzioni, un tentativo maldestro, forse ingenuo, di riallineare l’attenzione pubblica su una strage che ritiene ben più grave di un’infrazione alla memoria storica.
Una bufera sproporzionata? Il caso e le sue proporzioni social
La cosiddetta shitstorm, scatenata proprio da quel “essere umano” al posto di “partigiano”, ha assunto contorni che molti osservatori – compreso Antonello Caporale sul FQMagazine – hanno definito esagerati nei toni e nelle proporzioni. La manomissione, definita “ingenua” da Caporale, avrebbe svuotato proprio nel passaggio chiave il senso di un canto che non è soltanto un brano popolare, ma un atto di trasmissione della memoria. Eppure, la replica della cantante catanese introduce un elemento dirompente: la gerarchia delle urgenze. Mentre infuria la polemica su una parola, altrove, e senza che il palco del Concertone lo mostri, continuano a cadere bombe su case e rifugi. Una frattura, questa, che nessun post o replica social potrà ricucire.




