L'economia giapponese entra in recessione, colpita dai dazi americani
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L'economia del Giappone, dopo un periodo di crescita durato sei trimestri, ha segnato un'inversione di tendenza, contrattandosi in misura quasi del due per cento nel periodo compreso tra luglio e settembre. Tale flessione, che rappresenta la prima da un anno e mezzo a questa parte, è stata causata principalmente dal calo delle esportazioni, a sua volta determinato dalle tariffe doganali imposte dagli Stati Uniti. Le spedizioni dei costruttori di automobili, le quali avevano conosciuto una fase di accelerazione in previsione dell'applicazione dei dazi, hanno subito un crollo, incidendo in maniera significativa sul prodotto interno lordo nazionale. L'inflazione, che permane a livelli elevati, e una contrazione degli investimenti nel settore immobiliare hanno concorso, sebbene in misura minore, a delineare un quadro economico complessivamente negativo.
Le reazioni dei mercati valutari
Sul fronte valutario, la coppia EUR/JPY ha prolungato le proprie perdite per la seconda giornata consecutiva, scivolando fino a toccare la quota di 179,40 durante le contrattazioni asiatiche di lunedì. Questo movimento, che segue un recupero dal massimo record di 179,97 registrato nella sessione precedente, è stato influenzato dallo yen, il quale ha guadagnato terreno dopo la diffusione dei dati preliminari sul Pil. I dati, seppur negativi in assoluto, sono risultati infatti meno deludenti delle attese degli analisti, i quali avevano pronosticato una contrazione ben più severa, stimata attorno al due e mezzo per cento.
Il peso specifico delle componenti negative
Il declino del prodotto interno lordo, che su base trimestrale è stato dello zero virgola quattro per cento, è stato determinato in larga parte dalla contrazione delle esportazioni di beni e servizi, le quali sono diminuite dell'uno virgola due per cento rispetto al trimestre precedente. Su base annua, il calo di questo aggregato raggiunge addirittura il quattro e mezzo per cento, un dato che sottolinea la vulnerabilità dell'economia nipponica di fronte a tensioni commerciali esterne. A questo si aggiunge, come fattore non trascurabile, l'impatto di nuove normative sull'efficienza energetica degli edifici, entrate in vigore lo scorso aprile, le quali hanno frenato ulteriormente gli investimenti in un settore, quello immobiliare, già in difficoltà.
Uno scenario dai contorni definiti
La congiuntura negativa appare dunque il risultato di una combinazione di elementi, ciascuno dei quali ha contribuito a minare la solidità di un sistema produttivo tra i più avanzati al mondo. La guerra tariffaria avviata dagli Stati Uniti, con i suoi effetti immediati sui flussi commerciali, si è intrecciata a dinamiche interne, come l'adeguamento a standard edilizi più stringenti e una pressione inflazionistica non ancora domata. Ne emerge un quadro in cui la frenata, sebbene inferiore alle più pessimistiche previsioni, segna una battuta d'arresto chiara e misurabile dopo un ciclo positivo di diciotto mesi.




