Sal Da Vinci e quel magari a Fazio: “Per sempre sì come L’italiano di Cutugno? Magari!”. Poi l’incontro con Verdone dopo 40 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, a Che tempo che fa, in cui Fabio Fazio lo presenta come un «fenomeno internazionale». Sal Da Vinci sorride, quasi imbarazzato, mentre parte la musica di Per sempre sì e il pubblico in studio comincia a seguirne i gesti, perché la coreografia è già scritta nella memoria collettiva. È la prova più semplice e immediata di quanto una canzone possa diventare patrimonio di tutti in pochissimo tempo, e il cantante napoletano, ospite della puntata del 15 marzo insieme a un parterre che spaziava da Bebe Vio a Jasmine Trinca, se ne sta lì a godersi quel momento, tra l’incredulo e il compiaciuto.
Quando Fazio e Luciana Littizzetto gli fanno notare che il suo brano, quello con cui ha vinto Sanremo 2026 e che ora rappresenterà l’Italia all’Eurovision di Vienna, ha un che di epico, qualcosa che lo avvicina a L’italiano di Toto Cutugno, Sal Da Vinci non si sottrae, ma nemmeno si monta la testa. Risponde con un «Magari!» secco, sospeso tra il sogno e la più genuina delle modestie, e prova a spiegare il perché di un successo che ha travalicato i confini nazionali in un modo che forse nemmeno lui si aspettava. «Hanno capito che è una canzone onesta», ha detto, quasi a voler sottolineare che la semplicità, a volte, è la strada più diretta per arrivare al cuore della gente. E poi c’è la questione tecnologica, perché «le nuove piattaforme digitali contribuiscono a dare un immediato riscontro», un meccanismo che amplifica tutto, il bello come il brutto, e che in questo caso ha premiato senza appello.
E proprio mentre si parla di numeri e di classifiche, ecco che arriva lui, Carlo Verdone. E il racconto si sposta su un altro binario, molto più personale e intimo. I due, infatti, non si vedevano da quarant’anni, dall’epoca di Troppo forte, quel film del 1986 in cui un giovanissimo Sal Da Vinci, all’epoca sedicenne, interpretava uno dei motociclisti amici del protagonista Oscar Pettinari. L’incontro in trasmissione è stato un tuffo nel passato, con Verdone che, con la sua ironia sottile, ha subito scherzato: «È dal 1985 che non ci vedevamo. Ho avuto occhio, tutti quelli che tocco vincono Sanremo». E lì, la battuta è stata talmente spontanea che Sal Da Vinci gli ha risposto sul momento: «Allora toccami ancora dai», quasi a volersi portare dietro quel portafortuna per i prossimi impegni, per il tour nei teatri che partirà a ottobre e per la doppia data all’Arena Flegrea di Napoli con cui celebrerà i cinquant’anni di carriera a settembre.
Non è stato solo un siparietto simpatico, quello tra i due. Perché Verdone, nei giorni successivi alla vittoria di Sanremo, aveva già raccontato ai microfoni di altri programmi come andò quell’audizione, sottolineando la professionalità di quel ragazzino napoletano che si presentò accompagnato dal padre Mario, anche lui cantante di sceneggiate. Lo scelse, diceva, perché aveva «la faccia da cattivo ma il cuore buono», una qualità che forse gli è rimasta addosso anche da cantante. E a vederli lì, sul palco di Fazio, con Verdone che ironizzava sulla sua capacità di portare fortuna, sembrava davvero di assistere alla chiusura di un cerchio, a una di quelle storie che legano il cinema e la musica in un abbraccio che solo il piccolo schermo sa restituire con tanta naturalezza.
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