India, le ultime parole del pilota prima dello schianto: "Spinta non raggiunta, precipitiamo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   "Spinta non raggiunta, precipitiamo, mayday, mayday". Sono le ultime, drammatiche parole registrate dalla torre di controllo di Ahmedabad, pronunciate dal comandante Sumeet Sabharwal pochi istanti prima che il Boeing 787 Dreamliner del volo AI171 si schiantasse al suolo. L'aereo, partito dall'aeroporto indiano diretto a Londra, ha perso quota poco dopo il decollo, abbattendosi su un ostello medico in una zona residenziale della città. Secondo le ricostruzioni, l’equipaggio avrebbe segnalato un’anomalia nella potenza dei motori, ma non c’è stato tempo per intervenire.

Le operazioni di recupero, complicate dalla vastità dell’area colpita, proseguono senza sosta. Tra le macerie, i soccorritori cercano ancora corpi e frammenti del velivolo, mentre il bilancio provvisorio parla di almeno 270 vittime: 241 passeggeri e membri dell’equipaggio, più 29 persone a terra. Tra i dispersi, molti erano studenti o professionisti in transito verso l’Europa. L’incidente, uno dei più gravi nella storia dell’aviazione indiana, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei voli nel Paese, dove l’infrastruttura aeroportuale è spesso al centro di critiche per la carenza di manutenzione.

Una luce, seppur flebile, arriva dalla storia dell’unico sopravvissuto: Vishwash Kumar Ramesh, cittadino britannico di 40 anni, estratto vivo dai rottami in condizioni critiche ma stabili. Gli esperti stanno esaminando ogni dettaglio – dalla posizione del suo sedile, vicino a un’uscita di emergenza, alla dinamica dell’impatto – per capire cosa abbia permesso il suo miracoloso salvataggio. Casi simili, come quello del "passeggero del posto 11A" in un precedente disastro, dimostrano che fattori apparentemente marginali possono rivelarsi decisivi.

Non meno fortuita è la sorte di Bhoomi Chauhan, studentessa che ha mancato il volo per dieci minuti di ritardo, rimanendo bloccata nel traffico. Una circostanza banale, che le ha salvato la vita. Storie come la sua, seppur marginali rispetto alla tragedia, riportano l’attenzione sul ruolo del caso in eventi altrimenti ineluttabili.

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