Phica, il sito sessista che non si ferma: inchieste e riscatti forzati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Già nel 2018 la procura di Firenze aveva avviato un’indagine sul forum "Phica", all’epoca con dominio ".net", a seguito delle denunce presentate da 176 donne le cui immagini, sottratte dai social network, erano finite in pasto a commenti sessisti e denigratori. Nonostante l’attività degli investigatori della polizia postale fosse riuscita a identificare tre utenti particolarmente attivi nel "rastrellare" online i ritratti di ignare ragazze, il sito – che nel frattempo ha cambiato dominio in ".eu" – ha proseguito indisturbato la sua attività, ampliando, di fatto, il proprio raggio d’azione illecito.

Ora, però, la fase investigativa entra nel vivo con perquisizioni e sequestri: gli agenti sono sulle tracce dei server, spesso dislocati in diversi Paesi europei, e stringono il cerchio sull’amministratore della piattaforma nonché sugli utenti più attivi. Costoro, sotto a foto e video di donne pubblicate senza il loro consenso, non si sono limitati a insultare le vittime ma hanno istigato a commettere veri e propri reati, incluse violenze sessuali. Nei prossimi giorni, gli investigatori potrebbero impadronirsi dei sistemi informatici alla base della gestione della piattaforma, dai quali estrapolare dati cruciali sul suo funzionamento, sulle chat interne e sulle connessioni con altri portali a carattere pornografico che operano con modalità del tutto analoghe.

La tragica ordinarietà di questo business è emersa anche dalla testimonianza di una vittima, Valeria – nome di fantasia –, la quale ha raccontato la propria estenuante battaglia per vedere cancellati i propri contenuti rubati. Dopo aver inviato, invano, mail, messaggi e diffide agli amministratori, si è vista proporre una soluzione tanto semplice quanto agghiacciante: versare la somma di mille euro al mese, per un totale di quasi duemila, per ottenere la rimozione delle sue foto e del "grumo di commenti ignobili" a esse associati.

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