Nuova inchiesta sulla Uno Bianca: Savi e Occhipinti interrogati dai pm
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Redazione Interno
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Alberto Savi e Marino Occhipinti sono stati ascoltati dai magistrati della Procura di Bologna nell’ambito della nuova inchiesta sulla Uno Bianca, il gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 ha provocato 23 morti e oltre cento feriti tra Emilia-Romagna e Marche. I due ex poliziotti, già componenti della banda, hanno scelto di rispondere alle domande degli inquirenti durante gli interrogatori svolti nel mese di settembre.
Gli interrogatori in carcere e il nuovo lavoro della Procura di Bologna
Il 21 settembre il procuratore capo Paolo Guido, la procuratrice aggiunta Lucia Russo e il sostituto Andrea De Feis hanno raggiunto il carcere Due Palazzi di Padova per ascoltare i due detenuti. Marino Occhipinti e Alberto Savi hanno fornito risposte ai pm, nell’ambito degli accertamenti avviati per approfondire alcuni aspetti ancora controversi della storia della banda criminale.
La nuova attività investigativa punta a raccogliere elementi su eventuali responsabilità ulteriori rispetto a quelle già accertate nei processi conclusi negli anni Novanta. La Procura sta analizzando possibili collegamenti, ruoli e conoscenze all’interno dell’organizzazione che per anni colpì con rapine e omicidi, utilizzando anche la posizione professionale di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine.
I dubbi dei familiari delle vittime sulla presenza di altri complici
Gli sviluppi dell’indagine sono seguiti con attenzione dai familiari delle vittime della Uno Bianca, che chiedono chiarimenti sui punti ancora oscuri della vicenda. Alberto Capolungo, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime e figlio di Pietro Capolungo, ucciso il 2 maggio 1991 nell’armeria di via Volturno insieme a Licia Ansaloni, ha espresso il proprio disagio per gli elementi emersi nelle nuove verifiche.
Capolungo ha richiamato anche l’agenda del 1988 relativa al matrimonio di Marino Occhipinti, alla quale erano presenti Roberto Savi, Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli. Secondo il rappresentante dei familiari, quei rapporti dimostrerebbero legami consolidati tra alcuni membri del gruppo e non semplici frequentazioni occasionali.
La strage del Pilastro e gli interrogativi rimasti aperti
Tra gli episodi più drammatici attribuiti alla banda figura la strage del Pilastro, avvenuta a Bologna il 4 gennaio 1991, quando furono uccisi tre carabinieri durante un agguato. L’episodio è diventato uno dei simboli della violenza della Uno Bianca e ha rappresentato uno dei passaggi centrali delle indagini che portarono all’identificazione dei responsabili.
La banda era composta principalmente da membri delle forze dell’ordine, elemento che rese particolarmente complessa la ricostruzione delle responsabilità. Le sentenze portarono alla condanna dei principali appartenenti al gruppo, tra cui i fratelli Savi e Marino Occhipinti, ma negli anni sono proseguite le discussioni su eventuali ulteriori responsabilità e sulle circostanze che permisero alla formazione criminale di agire per un lungo periodo.
Nel corso degli anni sono emerse diverse ricostruzioni sulla struttura della banda e sui possibili collegamenti esterni, con interpretazioni differenti tra magistrati, investigatori e autori che hanno analizzato la vicenda. La nuova fase investigativa della Procura di Bologna si concentra ora sulle dichiarazioni dei protagonisti già condannati e sugli elementi raccolti dagli inquirenti.
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