Il caos del Tardini: le immagini, le proteste e quel rigore al 101' che tiene viva la corsa Champions della Roma
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Redazione Sport
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La cinquantina di tifosi che aspetta la Roma al Terminal 5 dell’aeroporto di Fiumicino lo sa bene: senza quegli ultimi, folli minuti di recupero, la corsa verso la Champions sarebbe già un ricordo. Invece, la squadra di Gasperini – reduce da una rimonta subita e poi trasformata in vittoria – è riuscita a strappare tre punti pesantissimi al Tardini, agganciando il Milan a quota 67 e tenendo il quarto posto della Juve a una sola lunghezza di distanza. Eppure, quello che resterà negli archivi di questa 36ª giornata non è solo il 3-2 finale, ma la valanga di polemiche divampata dopo il triplice fischio, con il tecnico del Parma, Cuesta, che ha lasciato esplodere tutta la sua rabbia davanti ai microfoni.
«Tutta Italia ha visto cos’è successo»: la replica (ironica) di Gasperini
A innescare la scintilla è stato un copione già visto altre volte in stagione: un finale di partita trasformato in un campo minato di episodi arbitrali. Da una parte, il Parma che protesta per un presunto tocco di braccio di Mancini – avvenuto a terra, seppur con l’arto vicino al – proprio sull’azione che ha portato al gol del pareggio di Rensch al 94′. Dall’altra, la Roma che esulta per il rigore concesso al 101′ dopo il fallo di Britschgi, reo di aver “cinturato” e sbattuto a terra il difensore giallorosso in piena area. «Ci sono le immagini, le vedrà tutta Italia, ha ragione Cuesta, mi sembrano tutte molto evidenti»: la risposta di Gasperini in conferenza stampa è stata una lama a doppio taglio, un misto di sarcasmo e difesa ad oltranza dell’operato arbitrale che ha fatto infuriare l’ambiente ducale.
L’allenatore della Roma non si è limitato a sdrammatizzare, aggiungendo che perdere una partita con un possesso palla e un numero di occasioni simile «sarebbe stata una beffa», dato che Suzuki – il portiere avversario – era stato fino a quel momento «straordinario». Per Cuesta, invece, la questione è di principio. «Sono orgoglioso dei miei – ha tuonato il tecnico del Parma –, ma penso che quello che è successo lo abbia visto tutto lo stadio e tutta Italia. Il Parma è un club storico, merita rispetto». Una frecciata non velata all’arbitro Chiffi, richiamato al Var prima per il gol di Rensch (dove la revisione ha deciso di non intervenire) e poi per il contatto decisivo di Britschgi.
L’analisi degli episodi: Mancini, il braccio e quel rigore ribaltato
La moviola non ha offerto certezze assolute, alimentando ancor di più la confusione. Nel primo tempo, era stata proprio la Roma a recriminare per un contatto in area tra Mancini e Valenti, lasciato correre senza sanzioni. Il vero caos, però, è esploso nella fase calda del recupero. Sul 2-2, durante la mischia che ha portato Rensch a calciare vincente, le immagini hanno mostrato Mancini – disteso sull’erba – accompagnare il pallone con un movimento del braccio. Sebbene l’arto fosse relativamente vicino al busto, il Parma ha chiesto a gran voce l’annullamento della rete per irregolarità. Il protocollo Var, in questo caso, ha scelto la linea conservativa: niente intervento.
Altrettanto controverso, agli occhi dei padroni di casa, è stato il metro di giudizio applicato pochi minuti dopo. Sul cross dalla destra, Rensch si libera del marcatore ma viene letteralmente trattenuto e atterrato da Britschgi. Il direttore di gara, inizialmente, lascia correre, salvo poi essere richiamato dal bunker per una revisione che capovolge completamente la sua decisione originaria. Trattenute reciproche? Per i parametri della sala Var, la risposta è stata no: il fallo era talmente chiaro da essere punito con il dischetto. Donyell Malen, già a segno nel primo tempo su assist di Dybala, non ha avuto pietà e ha scaraventato il pallone sotto la traversa per il definitivo 3.
La svolta in classifica e l’assalto alla Champions
Numeri alla mano, questo successo permette ai giallorossi di restare incollati al treno delle prime quattro. Con le partite dei rivali ancora da disputare (il Milan atteso dalla sfida con l’Atalanta), la Roma ha gettato il segnale che forse mancava nelle ultime uscite: la capacità di non crollare sotto i colpi, reagendo immediatamente al gol del sorpasso firmato Keita all’87′. Il Parma, che aveva ribaltato l’iniziale vantaggio di Malen grazie alle reti di Strefezza e dello stesso Keita, è uscito dal campo con l’amaro in bocca e la sensazione di essere stato espropriato di un risultato storico.
La cronaca, al netto delle polemiche, racconta di una partita dominata a sprazzi. La Roma è apparsa in controllo nel primo tempo, con Dybala a dettare i tempi. Proprio al numero 21 – tornato titolare – si deve l’azione del primo gol, anche se l’argentino ha gettato un’ombra sul futuro post partita, lasciando intendere che quella contro il Parma potrebbe essere stata una delle sue ultime gare in maglia giallorossa. Gasperini ha cercato di spegnere l’incendio, ricordando che «potrebbe» è un condizionale, ma la sensazione è che lo spogliatoio abbia trovato un’altra sfida da affrontare nei prossimi giorni.
Fiumicino, l’accoglienza e l’aria di battaglia
Alle 22:40, quando il volo di rientro è atterrato a Fiumicino, ad attendere la squadra c’erano una cinquantina di tifosi. Un numero non enorme, ma sufficientemente caloroso per capire che l’ambiente crede ancora nell’impresa. La rimonta subita e poi ricostruita al Tardini ha messo a nudo sia i limiti difensivi della Roma (il Parma ha trovato varchi con preoccupante facilità nella ripresa) sia la resilienza di un gruppo che, sul piano puramente caratteriale, rifiuta di arrendersi. Con la corsa Champions che si deciderà all’ultima curva, i punti lasciati per strada – o quelli guadagnati in extremis come ieri – faranno la differenza.




