Stellantis, il ministro Urso annuncia un piano Italia senza chiusure né licenziamenti, ma le Regioni chiedono misure straordinarie immediate
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Redazione Economia
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Non si ferma il pressing del governo sulla transizione del comparto automotive, e ieri, venerdì 24 aprile, si è tenuto un nuovo incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. A presiedere il tavolo, il ministro Adolfo Urso, di fronte ai rappresentanti delle Regioni dove insistono i principali poli produttivi della filiera Stellantis. L’obiettivo dichiarato dal titolare del Mimit, rilanciare lo stato di attuazione del “Piano Italia”, quel documento che, stando alle sue dichiarazioni, avrebbe già prodotto i primi risultati concreti nell’interesse nazionale. La premessa del ministro è stata netta: grazie a questo strumento si è costruito un piano industriale “più coerente” con le esigenze del Paese, fondato sull’impegno a non chiudere stabilimenti e a non procedere con licenziamenti di massa, una strategia che metterebbe l’Italia “in controtendenza rispetto a quanto avviene oggi nel resto d’Europa”.
La controtendenza italiana e le richieste della Basilicata
L’ottimismo mostrato da Urso, che rivendica una crescita della produzione nel primo trimestre del 2025 e investimenti per circa sette miliardi di euro nella componentistica nazionale, si scontra però con la realtà vissuta dai territori. La Basilicata, presente al tavolo in modalità da remoto tramite l’assessore Francesco Cupparo, ha fornito un contributo pragmatico e denso di preoccupazioni. La regione che ospita lo stabilimento di Melfi non si è limitata a prendere atto delle rassicurazioni del governo, ma ha posto sul piatto una serie di richieste precise e strutturali, che travalicano la semplice ordinaria amministrazione. Cupparo ha chiesto misure straordinarie immediate, mutuate dall’esperienza della pandemia, tra cui moratorie sui prestiti e ammortizzatori sociali in deroga, per scongiurare quello che molti definiscono il "precipizio" per le piccole e medie imprese dell'indotto. Non solo tamponamenti, ha aggiunto l’assessore, ma anche interventi organici come la ricollocazione delle attività produttive precedentemente delocalizzate, politiche energetiche mirate e la riconversione delle competenze dei lavoratori del comparto.
Il poker d’assi di Filosa e lo sguardo all’Europa
Mentre le regioni chiedono conto del futuro immediato, sullo sfondo si muove la strategia globale del gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa. Secondo indiscrezioni raccolte e rilanciate in merito al piano che verrà presentato il 21 maggio, il manager intenderebbe concentrare la maggior parte degli investimenti su un ristretto numero di brand. Si tratta di un "poker d'assi" composto da Fiat, Jeep, Ram e Peugeot, ovvero i marchi considerati core per redditività e volumi, mentre gli altri dieci marchi del portafoglio (tra cui Alfa Romeo, Citroën e Opel) non verrebbero chiusi, ma ridimensionati a un ruolo più regionale o di nicchia, ereditando tecnologie dai quattro principali. A Roma, intanto, la partita si gioca anche su un altro fronte, quello comunitario. Urso ha ribadito che ora l’Europa deve fare la sua parte, spingendo per una riforma strutturale delle norme sulle emissioni di CO2 e per l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act, perché senza un cambio di passo normativo, ogni sforzo nazionale rischia di essere vanificato.
Emilia-Romagna: il modello pandemia come ancora di salvezza
Particolarmente incisiva è stata la delegazione dell’Emilia-Romagna, un’altra regione cardine per la filiera, dove il tessuto di piccole e medie imprese è estremamente vulnerabile alle fluttuazioni della domanda e ai rincari energetici. Il vicepresidente Vincenzo Colla e l’assessore Giovanni Paglia hanno espresso senza mezzi termini la loro posizione, chiedendo un’operazione straordinaria simile a quella adottata durante la pandemia. La richiesta, avanzata nel corso del tavolo nazionale convocato su input della Conferenza delle Regioni, mira a scongiurare un "blackout bancario" che metterebbe in ginocchio la componentistica. I due esponenti hanno sottolineato come l’instabilità geopolitica e l’aumento dei costi delle materie prime stiano creando una situazione inedita, e hanno insistito sulla necessità di interventi strutturali di lungo periodo che vadano oltre gli ammortizzatori sociali, promuovendo il reshoring (il rientro in patria) delle produzioni e una politica energetica chiara. L’impressione, al termine dell’incontro, è che mentre il governo incassa la promessa di Stellantis di evitare chiusure immediate, il sistema delle autonomie locali prema per trasformare quella promessa in atti economici concreti, per non trovarsi impreparate di fronte ai prossimi, inevitabili scossoni del mercato globale dell’auto.




