Baldini e il richiamo della Procura Federale: "Volevano sapere chi fossero i lestofanti"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Silvio Baldini, commissario tecnico dell'Italia Under 21, è tornato sulle dichiarazioni che, nei mesi scorsi, avevano acceso un vivace dibattito nel mondo del calcio italiano. Ospite in collegamento a "Campo Aperto" su Sky Sport 24, il tecnico ha raccontato un retroscena che coinvolge direttamente la Procura Federale, rivelando come quella frase sui "dirigenti lestofanti", pronunciata durante la sua breve esperienza sulla panchina della Nazionale maggiore, non sia passata inosservata agli organi di giustizia sportiva.

Il rapporto con Mancini e il ruolo di Ranieri

Nel corso dell'intervista, Baldini ha anche fatto luce sui meccanismi di collaborazione che legano la sua Under 21 alla Nazionale maggiore guidata da Roberto Mancini. Il rapporto, ha spiegato, è improntato alla massima concretezza e professionalità: "Con lui c'è collaborazione, per questa tornata mi ha lasciato giocatori importanti". Un passaggio di consegne che avviene sul campo, dettato dalle esigenze di risultati immediati, ma che il tecnico toscano considera fisiologico e costruttivo.

Accanto a Mancini, Baldini ha voluto sottolineare la figura di Claudio Ranieri, definito "speciale" per il suo ruolo di raccordo tra il mondo delle Nazionali giovanili e la selezione dei grandi. Ranieri, secondo il commissario tecnico dell'Under 21, ha vissuto con il gruppo il ritiro che ha preceduto la sfida contro la Polonia, trasmettendo motivazioni ed esperienza a tutti i presenti.

Il pensiero sui giovani e la mancanza di dirigenti

Uno dei temi centrali toccati da Baldini riguarda la valorizzazione dei talenti giovani e le responsabilità di chi gestisce il calcio. Per il tecnico, il problema del movimento italiano non risiede nella carenza di qualità tra i ragazzi, quanto piuttosto nell'incapacità di chi dovrebbe amministrare e programmare. "I giocatori ci sono", ha ribadito con forza, sottolineando come la Nazionale maggiore, nel momento in cui ha inserito i giovani nel proprio organico, abbia immediatamente cambiato passo, respirando "un'altra aria e un altro spirito".

La sua critica si concentra sull'inerzia di un sistema che, a suo avviso, non investe abbastanza sul presente dei ragazzi, preferendo mandarli in prestito piuttosto che farli giocare con continuità nei club di appartenenza. "Se non giocano è normale che non progrediscono", ha aggiunto, delineando un quadro in cui la crescita dei calciatori viene sacrificata sull'altare di logiche diverse da quelle tecniche.

La filosofia di gioco e il (non) modello spagnolo

Nel delineare la propria idea di calcio, Baldini ha preso le distanze da chi vorrebbe replicare in Italia modelli vincenti altrove, come quello spagnolo. Il tecnico ritiene che l'applicazione di uno "stampino" tattico unico a tutte le squadre sia un errore di fondo, perché finisce per imbrigliare i giocatori e mortificarne le qualità naturali. La sua ricetta è fatta di fiducia e libertà: i giovani devono essere messi nelle condizioni di divertirsi e di esprimere il proprio talento, senza la pressione asfissiante del risultato a ogni costo.

È in questa dimensione, fatta di "sentimento ed emozione", che Baldini colloca la vera essenza del gioco del calcio, un'arte che i giocatori sono chiamati a interpretare come "pittori o poeti". E proprio nel percorso di crescita di questi ragazzi, il commissario tecnico ha individuato la propria medicina personale, definendoli la sua cura dopo le difficoltà vissute.

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