La lezione dell’imam in classe e il vescovo che ascolta: il caso di Modena tra accuse di proselitismo e laicità contesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sabato 18 aprile 2026, le classi seconde dell’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Modena parteciperanno a un progetto dal titolo “Identità e fede islamica”, due ore di lezione – dalle 8 alle 10 nell’aula magna di strada Formigina per tre classi, e dalle 11 alle 13 in quella di via Luosi per le restanti – durante le quali incontreranno Hicham Houchim, referente della comunità islamica di Sassuolo nonché rappresentante dell’Ucoii, l’Unione comunità islamiche italiane. L’iniziativa, comunicata attraverso una circolare firmata dal dirigente scolastico Gennaro Scotto di Ciccariello, ha acceso un dibattito che travalica i confini dell’educazione civica – è proprio il preside a inquadrarla in quell’ambito – per approdare su un terreno apertamente politico. Da un lato, le associazioni del centrodestra, in particolare Gioventù nazionale, parlano di “malsano percorso di indottrinamento” e di una scuola che, mentre rimuove i simboli delle radici identitarie italiane sotto la spinta di un malinteso senso di inclusione, spalanca le porte a una propaganda religiosa incompatibile con i pilastri laici dell’istruzione pubblica. Dall’altro, la Cgil respinge le critiche come “polemiche strumentali”, senza però offrire ulteriori dettagli sul contenuto didattico dell’incontro.

L’imam al cospetto del vescovo: un precedente che fa da cornice

Non si tratta, però, di un episodio isolato nel panorama emiliano. A Sassuolo, lo stesso Hicham Houchim – figura già nota per il suo ruolo di mediatore religioso – aveva in precedenza tenuto un incontro con il vescovo della diocesi locale, nel corso del quale si era trovato a spiegare passi del Corano all’alto prelato. Un’immagine, quella del religioso cristiano che ascolta la lezione dell’imam, che ha assunto un valore quasi simbolico per chi oggi guarda con sospetto all’iniziativa del Fermi. Per i critici, si tratterebbe della prova di un clero “sottomesso”, incapace di opporsi a una deriva che di fatto legittima l’ingerenza islamica in spazi tradizionalmente laici o cristianamente connotati. A Brindisi, del resto, analoghe dinamiche di accoglienza acritica verso le richieste delle comunità islamiche hanno sollevato più di una perplessità tra i fedeli, senza che le gerarchie ecclesiastiche locali intervenissero pubblicamente per ridiscutere i termini di quel dialogo.

La circolare, le firme e il silenzio sui contenuti

La circolare del dirigente Scotto di Ciccariello non specifica se l’incontro preveda anche uno spazio per obiezioni o confronto critico con altre visioni del mondo; si limita a comunicare date, orari e la qualifica dell’ospite. Un vuoto informativo che Gioventù nazionale ha prontamente riempito con l’accusa di proselitismo, rilevando come “le giuste e ripetute lamentele degli studenti” trovino pieno appoggio nell’associazione. Né il preside né i rappresentanti dell’Ucoii hanno finora chiarito se il progetto “Identità e fede islamica” includa una trattazione comparata delle religioni o si configuri, piuttosto, come una presentazione apologetica dell’islam. Il rischio, paventato dalle opposizioni, è che l’educazione civica – disciplina già di per sé esposta a torsioni ideologiche – diventi il cavallo di Troia per un insegnamento confessionale mascherato da intervento culturale.

L’assenza di una controffensiva culturale

Mentre a Modena la bufera si concentra sull’istituto Fermi, resta in ombra un interrogativo più ampio: perché nessuna analoga iniziativa ha previsto, ad esempio, un confronto con esponenti dell’ebraismo o del mondo cattolico tradizionalista? La selezione di un solo referente islamico – peraltro legato a un’unione di comunità che in passato ha suscitato divisioni al proprio interno – alimenta il sospetto di una parzialità di fondo. Lo stesso Houchim, del resto, non è un semplice accademico delle religioni, bensì un dirigente religioso a tutti gli effetti, il che rende più sottile il confine tra informazione e predicazione. E se il vescovo di Sassuolo ha ritenuto opportuno farsi spiegare il Corano da lui, la scuola pubblica può davvero limitarsi a un atto di fiducia verso l’Ucoii, senza garanzie di pluralismo? La domanda, per ora, resta senza risposta.

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