Raffaele Pernasetti, detto «Er Palletta», torna in carcere: il broker della droga si nascondeva dietro i fornelli di Testaccio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il viavai nel ristorante «Oio A Casa Mia», nel cuore pulsante di Testaccio, non aveva destato particolari sospetti. Anzi, l’anziano uomo di 75 anni che si aggirava tra i tavoli e la cucina, spesso con indosso il grembiule da cuoco, sembrava incarnare la perfetta metafora del reinserimento sociale: un ex detenuto che, dopo decenni di galera, aveva trovato riparo dietro i fornelli della gastronomia familiare, lontano dai riflettori della cronaca nera. Peccato che quella di Raffaele Pernasetti, per i vecchi amici del quartiere «Er Palletta», fosse solo una messinscena perfetta, un alibi di copertura per continuare a tessere le fila del narcotraffico nella capitale. Nelle scorse settimane, mentre lo stesso cronista lo osservava in una saletta riservata intento a discutere animatamente con un parente appena arrivato (e munito di un trolley dal contenuto mai dichiarato), si intuiva che la quiete di quel locale fosse solo apparente. Questa mattina, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno smontato pezzo dopo pezzo quella finzione, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in manette 13 persone, tutte gravemente indiziate – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione e tentato omicidio.

L’ombra della Banda della Magliana e il ruolo di «broker»

Pernasetti, che negli anni ‘70 fu uno dei bracci operativi del boss Enrico De Pedis (fino a entrare nel nucleo storico del clan), non aveva mai davvero chiuso i conti con il passato. Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, l’uomo aveva riconquistato sul campo un ruolo di primo piano nell’approvvigionamento di droga, fungendo da autentico «broker» tra la vecchia guardia e le nuove leve del crimine romano. Il giudice per le indagini preliminari lo ha descritto come un elemento capace di sfruttare la sua «vasta rete di conoscenza nel settore del narcotraffico», godendo di quella fiducia e di quel rispetto che solo una lunga carriera criminale (costellata di condanne, tra cui un ergastolo per omicidio poi parzialmente riformato in appello) può garantire. Le indagini hanno rivelato come, dietro le quinte del ristorante di Testaccio – trasformato di fatto in un quartier generale –, l’ex boss gestisse la compravendita di decine di chili di hashish e cocaina, rifornendo le piazze di spaccio del Trullo, di Corviale e della Magliana Nuova.

La regia occulta e il legame con la ‘ndrangheta

Ciò che rendeva particolarmente pericolosa l’organizzazione, recentemente smantellata, era la capacità di Pernasetti di attingere a canali di fornitura internazionali, grazie alla sua prossimità con esponenti del clan Senese e con una cosca della ‘ndrangheta di Platì. I vecchi legami risalenti agli anni ‘80 gli avevano permesso, una volta uscito dal carcere, di ottenere il benestare per operare in territori storicamente contesi, come Trastevere e Testaccio, senza temere ritorsioni. I militari dell’Arma hanno documentato l’incontro tra l’uomo e Luigi Marando (quest’ultimo vicino alla potente famiglia calabrese), un faccia a faccia avvenuto proprio tra i tavoli del ristorante e che ha confermato agli inquirenti la persistenza di un asse criminale di prim’ordine. Non si trattava, quindi, di un semplice spacciatore d’alto bordo: Pernasetti era il collante, colui che metteva in contatto la malavita romana con le centrali del narcotraffico del Sud Italia.

La spedizione punitiva e le intercettazioni nel locale

Tra i reati contestati ai 13 fermati, spiccano episodi di violenza inaudita che restituiscono il clima di terrore imposto dal gruppo. Lo stesso Pernasetti, secondo quanto si legge nell’ordinanza firmata dal gip, è accusato di aver brutalmente picchiato e minacciato con una pistola alla tempia un meccanico debitore di 8 mila euro (dovuti per una precedente cessione di droga). Poiché le minacce non sortirono l’effetto sperato, l’ex boss avrebbe dato mandato a un commando di «sistemare» il malcapitato, che il 25 marzo 2024 veniva raggiunto da tre colpi di arma da fuoco alle gambe in via Pian delle Torri. Le microspie e le telecamere nascoste all’interno del ristorante hanno giocato un ruolo decisivo nelle indagini, registrando riunioni e conciliaboli che lasciavano intendere come la gestione del locale fosse solo una copertura per coordinare le attività illecite. In cima all’organigramma del sodalizio, accanto a Pernasetti, figurava Manuel Severa (alias «Il Matto»), già arrestato in passato per omicidio, a dimostrazione che l’operazione «Ritorno al crimine» ha troncato sul nascere le ambizioni di una struttura gerarchica solida e pronta a inondare la Capitale di sostanze stupefacenti.

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