G7, shock energetico: pronti a misure, Aie: minaccia a sicurezza energetica più grande della storia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mai come questa volta, i ministri dell'energia ed i banchieri mondiali si sono riuniti - seppur a distanza, attraverso uno schermo - in un momento storico, planetario, dove l’economia reale è sul ciglio di un disastro che si cerca di evitare in tutti i modi. Le loro scelte, gli orientamenti che ne scaturiranno, sono dirimenti nel dettare la direzione di una nave che si agita in acque pericolosissime. La dichiarazione è netta: "Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i nostri partner, anche per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico". Lo ha comunicato il G7 al termine della riunione che ha visto coinvolti governatori e ministri delle finanze e dell’energia, i quali riconoscono "l'importanza di un'azione internazionale coordinata per mitigare gli effetti negativi e salvaguardare la stabilità macroeconomica".

Petrolio oltre i 115 dollari, l’ombra dell’inflazione torna a spaventare

La corsa del greggio non accenna a fermarsi, anzi. Dopo il momentaneo stop sotto quota 100 dollari, favorito dalle speculazioni su una pace lampo, il Brent è risalito prepotentemente oltre i 115 dollari al barile, il doppio rispetto ai livelli pre-conflitto. Una situazione, questa, che rischia di riverberarsi immediatamente sulle tasche dei cittadini e sulla salute delle imprese, specialmente in Europa. Se da un lato gli Stati Uniti, grazie alla loro indipendenza energetica, guardano alla crisi con occhi diversi – il segretario al Tesoro Scott Bessent arriva a promettere che gli USA "riprenderanno il controllo" dello Stretto di Hormuz –, dall’altro lato del mondo, il Vecchio Continente trema. Le aspettative d’inflazione volano ai massimi dalla fine del 2023, con la Germania che ha visto il tasso di inflazione salire dal 2 al 2,8% in un solo mese, mettendo la Banca Centrale Europea con le spalle al muro. Il timore di una nuova stretta monetaria, in un’economia già in affanno, è più concreto che mai.

L’inedito vertice congiunto e lo spettro di Hormuz

Il meeting che ha messo attorno a un tavolo virtuale i ministri delle Finanze e quelli dell’Energia, insieme ai banchieri centrali e alle grandi istituzioni internazionali come l’Aie (Agenzia internazionale dell’energia), l’Ocse, l’Fmi e la Banca Mondiale, è un format inedito nella storia dei Sette Grandi. Una chiara indicazione della gravità della situazione. Il nodo cruciale, al di là delle dichiarazioni di intenti, rimane lo Stretto di Hormuz. Il suo blocco, di fatto, sta strozzando i flussi petroliferi globali. Il G7, nella sua dichiarazione, ha sottolineato "l’importanza di flussi commerciali sicuri e ininterrotti", menzionando esplicitamente la sicurezza della navigazione e la protezione delle infrastrutture marittime. Tuttavia, nonostante le parole dure, i mercati aspettavano fatti concreti. L’annuncio della "massima vigilanza" è stato recepito con sollievo solo parziale dalle piazze finanziarie, ancora scottate dalla volatilità selvaggia delle ultime settimane.

L’allarme dell’Aie: una minaccia senza precedenti

A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle preoccupazioni è stato il verdetto del direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, il quale ha definito la situazione attuale come "la minaccia alla sicurezza energetica più grande nella storia". Un giudizio pesantissimo, che supera persino le paure suscitate dallo shock petrolifero degli anni Settanta. Eppure, al momento, le uniche misure tangibili restano quelle già adottate in precedenza, come il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle scorte strategiche dei Paesi membri deciso l’11 marzo. Una iniezione di liquidità nel mercato che, sebbene massiccia, ha avuto un effetto tampone solo temporaneo. La domanda che aleggia nei palazzi del potere è una sola: queste risorse basteranno a compensare il blocco prolungato delle esportazioni iraniane e delle forniture saudite, oppure il G7 sarà costretto a varare misure ancora più drastiche?

I riflessi della guerra in Iran si fanno sentire su ogni fronte: dalla speculazione finanziaria alle scorte di gas, passando per i raccolti agricoli minacciati dal caro fertilizzanti. I ministri del G7 hanno preso atto che l’economia globale è entrata in una fase di acuta fragilità, dove ogni piccolo scossone geopolitico si traduce in una mazzata sui prezzi. La riunione di ieri ha servito a ribadire l’unità del fronte occidentale, ma senza sciogliere i nodi più spinosi: chi pagherà il conto di questa crisi e quanto sarà disposta l’America di Trump, tornato alla Casa Bianca, a sacrificarsi per salvare le economie alleate più esposte?

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