L’avvocato Lovati si candida sindaco, Ceffa si defila: la campagna elettorale a Vigevano si anima tra colpi di scena e vecchi ricordi
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Redazione Interno
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Non capita tutti i giorni, va detto, che un penalista noto per aver difeso un giovane finito al centro di uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni decida di lasciare (almeno in parte) la toga nell’armadio per calarsi nel ruolo, ben più esposto e forse imprevedibile, di primo cittadino. Eppure è proprio ciò che sta accadendo a Vigevano, dove l’avvocato Massimo Lovati – lo stesso che ha seguito le vicende giudiziarie di Andrea Sempio, ripiombato nell’orbita dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi – ha ufficialmente lanciato la sua candidatura a sindaco. L’annuncio, destinato a far discutere non solo negli ambienti legali ma anche in quelli politici locali, è stato accompagnato da una serie di dichiarazioni piuttosto nette: «Voglio riportare la nostra città ai vecchi fasti», ha spiegato Lovati, sottolineando come la politica rappresenti per lui una «novità curiosa» e un’occasione di arricchimento personale. A convincerlo, dice, è stato il programma di Marco Rizzo, che lo ha direttamente contattato per proporgli l’avventura amministrativa.
L’ombra di Garlasco e il passo indietro di Ceffa
Il curriculum del candidato, però, porta con sé un’eredità ingombrante. Lovati, infatti, non è soltanto l’ex difensore di Sempio: è l’avvocato che, nel corso del processo mediatico seguito al delitto di Garlasco, finì più volte al centro della cronaca per scelte e dichiarazioni quantomeno eccentriche. Si ricordano, tra le altre, le sue apparizioni televisive in cui sosteneva di aver sognato il nome dei veri assassini di Chiara Poggi, oppure la rivendicazione – fatta con una franchezza che ha lasciato molti spettatori basiti – di essersi fatto pagare in nero dai familiari del proprio assistito. Proprio in queste ore, del resto, Lovati ha tornato a parlare di Sempio, suggerendo che quest’ultimo «non dovrebbe andare in tv»; una dichiarazione che suona quasi paradossale, se pronunciata da chi per mesi ha calcato i palchi dei talk show trasformando una tragedia in un numero da cabaret.
Mentre il penalista annunciava la sua discesa in campo, la serata di Vigevano riservava un’altra sorpresa: la defilazione di Ceffa dalla competizione elettorale. Un dietrofront, quest’ultimo, che modifica in modo sostanziale lo scenario politico locale, aprendo spazi e ridefinendo alleanze. Ceffa, la cui candidatura era data per certa fino a poche ore prima, ha scelto di fare un passo indietro senza particolari spiegazioni pubbliche, lasciando così il campo libero a Lovati e al suo movimento sostenuto da Rizzo. I cronisti locali, abituati a colpi di scena ben più soft, hanno dovuto prendere atto di una girandola di nomi e defezioni che ricorda più le trame di un romanzo di spionaggio che la normale routine di una campagna elettorale di provincia.
Dall’“Er Brasiliano” all’avvocato: una tradizione di sindaci fuori dagli schemi
C’è, in fondo, una certa ironia della storia – o forse una cifra stilistica ricorrente – nel fatto che Vigevano, città dalla vocazione industriale e dalle mille contraddizioni, abbia più volte affidato il proprio destino a figure singolari. «Da Er Brasiliano all’avvocato Lovati, sindaci dal sottosuolo», ha scritto qualcuno nelle scorse ore, con un riferimento a personaggi del passato che avevano saputo interpretare il malcontento popolare con modalità tutt’altro che convenzionali. Lovati, dal canto suo, non sembra voler smentire questa tradizione: interpellato sulla possibilità di abbandonare l’avvocatura in caso di vittoria, ha risposto secco: «Non ci penso nemmeno». Una frase che lascia intendere una gestione a distanza o, quantomeno, una doppia vita professionale non facile da conciliare con gli impegni di primo cittadino.
Nel frattempo, però, il dibattito pubblico rischia di farsi distrarre da altre questioni. Chi ha memoria lunga ricorderà la rievocazione storica di Sigonella ’85 – stavolta con Crosetto al posto di Craxi – oppure il ritorno di un’austerity che nulla ha a che vedere con l’edonismo reaganiano. Eppure, ammoniscono i ben informati, non sono queste le cose davvero importanti. Lo sono invece, semmai, la scampagnata di Pasquetta, il nuovo video di Taylor Swift e le formidabili candidature che animano questa gelida primavera. Tra queste, quella di Lovati occupa ormai un posto di primo piano.
Un campo largo (da reality) e il richiamo di New York
Se New York chiama, Roma risponde. O forse è il contrario, visto che le dinamiche politiche nazionali sembrano replicarsi in piccolo nei Comuni. Si parla, in questi giorni, di un reality “campo largo” che vedrebbe Schlein, Conte e la Salis chiusi nella stessa stanza per ventiquattr’ore; un’immagine surreale, certo, ma non troppo distante da certe logiche di alleanza improvvisate che si osservano sul territorio. Lovati, dal canto suo, non fa mistero di aver accettato la proposta di Rizzo perché «mi piace il suo programma», senza però entrare nel merito di singoli provvedimenti. Ai cronisti che gli chiedevano se aspira davvero a fare il sindaco della sua Vigevano, ha risposto con un cauto «Non faccio previsioni. Vedremo, noi ci proviamo». Una cautela che contrasta con la grinta mostrata negli studi televisivi, ma che forse tradisce la consapevolezza di un salto nel vuoto.
La campagna elettorale, insomma, è appena cominciata. E tra un penalista che ha fatto della spettacolarizzazione del dolore un marchio di fabbrica e un defilamento last minute che riassetta gli equilibri, Vigevano si prepara a votare in un clima surreale. Lovati, intanto, continua a ripetere che le novità lo incuriosiscono. Agli elettitori, semmai, spetterà il compito di stabilire se questa curiosità sia una risorsa o, al contrario, un rischio da non correre.




