Loffensiva congiunta su Teheran, tra la ripartizione dei raid e lombra della scuola bombardata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cinquemila ordigni sganciati in quattro giorni, un volume di fuoco che le Israel Defense Forces hanno concentrato prevalentemente sul centro e sull’ovest dell’Iran, mentre lo United States Central Command operava nel meridione: è la geometria variabile delloperazione "Epic Fury", la campagna militare congiunta iniziata il 28 febbraio per volontà di Donald Trump. Una guerra, questa, che vede per la prima volta Israele e Stati Uniti combattere fianco a fianco su vasta scala, con una divisione del teatro operativo pianificata nei minimi dettagli durante i mesi precedenti attraverso i contatti quotidiani tra il capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, e il comandante del Centcom, Brad Cooper. La ripartizione, come hanno lasciato trapelare fonti militari israeliane, segue tre criteri principali – geografia, tipologia di obiettivo e vantaggio relativo – e assegna alla Israeli Air Force il compito di colpire basi, lanciatori e infrastrutture strategiche nellIran occidentale e centrale, quelli che rappresentano la minaccia più immediata per il territorio israeliano. Dall`altra parte, le forze a stelle e strisce hanno preso di mira circa millesettecento obiettivi nel sud: radar di scoperta, siti di lancio per missili a corto raggio e infrastrutture logistiche da cui parte la minaccia per le basi americane disseminate nel Golfo Persico.

Il ruolo degli Stati Uniti e il fronte meridionale

Il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori congiunti, nel corso di una conferenza stampa al Pentagono ha illustrato con lausilio di una cartina lavanzamento delle operazioni, rimarcando come le forze navali statunitensi stiano esercitando una pressione costante dal mare lungo la costa sud e orientale, creando quello che ha definito "attrito navale" dallo Stretto di Hormuz fino al Golfo Arabico. Una pressione, quella americana, che ha come obiettivo dichiarato la distruzione della Marina iraniana e la degradazione della sua capacità operativa, non solo nellarea del Centcom ma potenzialmente su scala globale. Caine, reduce da un confronto con i legislatori a Capitol Hill e da un rapporto con la Casa Bianca che alcuni media avevano descritto come complesso a causa delle sue riserve su unoperazione terrestre, ha ora toni entusiastici nel descrivere il successo della campagna aerea, con una riduzione dei lanci di missili balistici da parte iraniana che avrebbe toccato punte dellottantasei per cento rispetto al primo giorno di combattimenti. Gli Stati Uniti, forti di una flotta di aerei cisterna dieci volte superiore a quella dellalleato, hanno garantito il supporto logistico necessario, dislocando decine di questi velivoli in Israele già nelle settimane precedenti l`inizio del conflitto, alimentando la convinzione tra gli ufficiali di Tsahal che questa possa essere definita "una guerra combattuta in inglese", tanto pervasivo è il coordinamento che vede operative cellule congiunte per sincronizzare intelligence e obiettivi sia nello Stato ebraico che oltreoceano.

La strage di Minab e la richiesta di chiarimenti

Proprio sul versante meridionale, teatro dellazione americana, è tuttavia emersa una crepa destinata a pesare sulla narrazione dellalleanza. Il bombardamento della scuola elementare femminile Shajaba Tayyiba di Minab, situata nella provincia di Hormozgan a poche decine di metri da una base della Marina iraniana, ha provocato un numero di vittime che le fonti locali quantificano in almeno centosettanta persone, tra cui decine di studentesse. Un massacro che ha costretto il segretario alla Difesa Pete Hegseth a rispondere alle domande incalzanti della stampa, e in particolare del corrispondente della BBC Tom Bateman, il quale ha chiesto conto allamministrazione di quanto accaduto. Hegseth, che aveva aperto la conferenza con toni trionfalistici sulla potenza di fuoco americana, è parso molto più misurato nel rispondere sul punto specifico: "Naturalmente non prendiamo mai di mira obiettivi civili", ha dichiarato, "ma stiamo esaminando la questione e stiamo indagando". Una formula vaga, quella dellindagine in corso, che non ha soddisfatto il giornalista, il quale ha fatto notare come a distanza di diversi giorni dai fatti ci si aspetterebbe quantomeno chiarezza sulla natura dell`ordigno e sulla responsabilità della singola azione. Hegseth, tuttavia, non è andato oltre la ripetizione della formula, lasciando intendere che le verifiche sono in corso ma senza fornire elementi per attribuire il colpo o escludere un errore.

L`escalation dei raid e la risposta iraniana

Mentre al Pentagono si indaga, sul terreno la guerra continua a mietere vittime e distruzione. Lesercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi su larga scala contro le infrastrutture del "regime terroristico" a Teheran, con esplosioni che sono state udite nella zona occidentale della capitale e nella periferia, oltre che nella città di Karaj. Le immagini trasmesse dai media statali iraniani mostrano file di edifici residenziali ridotti in macerie, con abitanti che camminano tra i detriti mentre un escavatore tenta di rimuovere cumuli di cemento e polvere. Loffensiva, secondo le previsioni dei vertici militari israeliani, dovrebbe durare almeno unaltra settimana o due, con lobiettivo di mettere in sicurezza il perimetro e degradare ulteriormente le capacità di risposta di Teheran. La Repubblica islamica, dal canto suo, non resta inerte: lagenzia Irna ha riferito di un lancio di missili contro il quartier generale delle forze curde nel Kurdistan iracheno, unarea che ospita anche truppe statunitensi e che era già stata bersaglio di attacchi nei giorni precedenti. Inoltre, la crisi si allarga ai paesi limitrofi: il Qatar ha disposto levacuazione dei residenti che vivono nelle vicinanze dellambasciata americana a Doha, dopo che un missile balistico iraniano aveva colpito una base militare statunitense ad Al-Udeid, un complesso che ospita il più grande contingente americano nella regione. Una misura precauzionale temporanea, lhanno definita le autorità qatarine, che hanno fornito alloggi alternativi agli sfollati, mentre lesercito iraniano precisa di non aver chiuso lo Stretto di Hormuz e di gestire il traffico navale secondo i protocolli internazionali, trattando con navi militari che, a loro dire, si spacciano per mercantili. La guerra, insomma, allarga il suo raggio d`azione e complica un quadro già di per sé incandescente.

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