Il menù lunare di Artemis II: cibo liofilizzato e termosaldato per i quattro astronauti in viaggio verso la Luna

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mangiare nello spazio, si sa, non è mai stato un pasto come quelli sulla Terra. E quando si tratta di una missione lunare come Artemis II – quella che dopo oltre mezzo secolo riporterà degli esseri umani nelle vicinanze del nostro satellite – la sfida logistica diventa ancora più complessa. A bordo della navicella Orion, dove non c’è traccia di un frigorifero né tantomeno di un fornello, i quattro membri dell’equipaggio dovranno fare affidamento su un’alimentazione progettata per resistere a settimane di conservazione, senza alcuna possibilità di cottura o refrigerazione. La soluzione? Cibi liofilizzati, termosaldati e pronti in pochi minuti, un sistema già collaudato nelle missioni precedenti ma che qui assume un valore particolare: non si tratta più di un volo orbitale intorno alla Terra, bensì di un’avventura che li porterà a duemila chilometri dalla superficie lunare, in un viaggio della durata di circa dieci giorni.

Una data finalmente chiara, tra rinvii e tabelle di marcia corrette

Per anni il programma Artemis è rimasto intrappolato dentro annunci, slittamenti tecnici e fogli di percorso rivisti più volte. Adesso, però, i contorni si sono fatti netti: la NASA ha indicato come data di partenza il 1° aprile 2026, con una finestra di lancio che – vista dall’Italia – cadrà nella notte tra il primo e il due aprile. È il passaggio che trasforma davvero l’intera impresa: dopo il test senza equipaggio di Artemis I, stavolta a bordo ci saranno quattro esseri umani. Nessuna navicella vuota, nessuna simulazione. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen – questi ultimi due rappresentanti rispettivamente della prima donna e del primo uomo di colore a tanto avvicinarsi al nostro satellite naturale – si preparano a scrivere una pagina che mancava dal dicembre del 1972, quando l’equipaggio dell’Apollo 17 lasciò la Luna per fare ritorno a casa.

Cinquantaquattro anni dopo, la sfida con la Cina accende di nuovo la corsa

È occorso più di mezzo secolo per riaccendere i motori diretti verso l’astro notturno, e qualcosa – o qualcuno – ha contribuito a velocizzare i tempi. La nuova competizione con Pechino, che negli ultimi anni ha annunciato piani ambiziosi per basi lunari e missioni con equipaggio, ha spinto l’ente spaziale americano a non concedersi ulteriori rinvii. I protagonisti di Artemis II – che loro stessi, in qualche intervista, non hanno esitato a definire un’avventura «epica» – sono stati selezionati nel marzo di tre anni fa, e da allora si preparano a testare ogni angolo della Orion. Il loro compito, in fondo, non è ancora l’allunaggio: quello arriverà con Artemis IV, prevista per il 2028. Loro devono invece verificare che il veicolo sia sicuro, che i sistemi di supporto vitale reggano il viaggio e – sì – che anche il cibo, povero e tecnologico com’è, non tradisca le aspettative.

La traiettoria, il vuoto e quei pasti senza briciole né odori invadenti

Tre astronauti statunitensi – Victor Glover, Christina Koch e Reid Wiseman – più il canadese Jeremy Hansen voleranno intorno alla Luna seguendo una traiettoria precisa, già annunciata dall’agenzia. Non accadeva dalla missione Apollo 17. E in quella navicella, stretta e priva di gravità, anche il gesto più semplice come aprire una busta diventa una procedura studiata a tavolino. I menu sono studiati per non disperdere briciole nell’aria (pericolose per le strumentazioni) e per non sviluppare odori troppo intensi in un ambiente chiuso. Si va dalla frutta secca ai piatti liofilizzati da reidratare con acqua calda, fino a snack termosaldati che ricordano quelli dei campeggi estremi. Nessuno, tra loro, si aspetta una cena gourmet. Ma del resto, quando il tuo obiettivo è aprire la strada a future colonie lunari – e chissà, un giorno a Marte – il sapore del cibo diventa un dettaglio secondario. Conta invece che tenga, che nutra e che non si guasti. Il resto lo farà la storia.

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