Dazi Usa, l’Ue sotto scacco mentre il Vinitaly prova a reagire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’annuncio dei dazi statunitensi sul vino europeo, che ha colpito come un fulmine il settore agroalimentare italiano, rischia di innescare una crisi commerciale dalle conseguenze imprevedibili. La decisione dell’amministrazione Trump, che ha applicato un primo 10% di tariffe aggiuntive a partire da mezzanotte – con un ulteriore incremento previsto il 9 aprile – ha sorpreso non solo per l’entità della misura, ma anche per le sue incongruenze. Se l’Ucraina è stata inclusa nella lista dei penalizzati, Russia, Bielorussia e Corea del Nord ne sono rimaste escluse, una scelta giustificata con il basso volume di scambi, ma che appare arbitraria se si considerano paesi con interscambi ancora più limitati e tuttavia colpiti.

Mentre a Verona si apre il Vinitaly, la più importante fiera del vino italiano, la presenza di oltre 3 mila buyer americani dimostra che il mercato statunitense, che nel 2024 ha acquistato vini italiani per quasi 2 miliardi di euro, non intende rinunciare a prosecco e pinot grigio. «Le nostre aziende sono resilienti», ha sottolineato Marco Checchi, amministratore delegato di Pelliconi, invitando a evitare reazioni impulsive e a privilegiare la trattativa. Una posizione condivisa da molti operatori, consapevoli che l’impatto dei dazi varierà da settore a settore, ma che per alcuni, soprattutto quelli più esposti, potrebbe rivelarsi devastante.

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