No Tav, a Venaus la tensione non si placa: domenica l'uscita dal presidio e la bandiera della Palestina come scudo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultimo atto della tre giorni di mobilitazione No Tav, quella che aveva preso il via nel cosiddetto “non campeggio” di San Giuliano, si consuma questa mattina a Venaus con un appuntamento convocato per le dieci. Gli attivisti, che nelle ultime ore hanno visto il presidio ridursi a poche decine di persone, hanno lanciato un messaggio chiaro attraverso i canali Telegram utilizzati per coordinare le iniziative: uscire tutti insieme dal presidio, rompere quello che loro stessi definiscono “l’assedio” e portare la protesta direttamente sul territorio.

Dopo giorni di osservazione costante da parte delle forze dell’ordine, con tanto di sorvoli di un elicottero che hanno tenuto sotto controllo l’area, la tensione è destinata a tornare alta lungo la provinciale 210, dove da ieri pomeriggio la situazione è monitorata con attenzione.

La convocazione e il messaggio ai sostenitori

“Saremo in giro, chiamiamo un appuntamento per uscire tutti insieme dal presidio”, si legge nell’annuncio diffuso sui canali dei militanti nel pomeriggio del primo agosto, e l’appello è stato rilanciato in vista della mattinata di domenica. L’invito è duplice: da un lato si chiede a chiunque possa fisicamente raggiungere Venaus di partecipare alla mobilitazione, dall’altro si sollecitano coloro che non potranno esserci a esprimere comunque la propria vicinanza esponendo un telo o una bandiera No Tav all’esterno della propria abitazione o del luogo di lavoro.

Si tratta di una strategia che punta a moltiplicare i segnali di dissenso sul territorio, allargando idealmente il perimetro della protesta oltre il confine fisico del campo allestito nei giorni scorsi, e che arriva al termine di una serie di iniziative che erano state pensate per animare il presidio ma che, di fatto, si sono concluse con un bilancio di presenze inferiore alle attese.

La bandiera della Palestina come paravento

All’interno del presidio, intanto, è comparso un elemento che ha attirato l’attenzione di chiunque transiti lungo la strada provinciale: una grande bandiera della Palestina, issata in modo tale da fungere da paravento per proteggere gli attivisti dalla vista proveniente dalla carreggiata. La scelta di utilizzare il vessillo non è passata inosservata, anche perché la sua collocazione strategica, a pochi metri dal lato opposto della strada dove stazionano le forze dell’ordine e gli operatori dell’informazione, assume un valore simbolico preciso in un contesto già di per sé surriscaldato.

La bandiera, insomma, non è solo un segno di solidarietà internazionale ma diventa anche uno strumento pratico per sottrarsi allo sguardo costante delle telecamere e degli occhi dei reparti schierati, in quella che i manifestanti percepiscono come una situazione di pressione continua.

Assemblea alla vigilia e il ruolo delle istituzioni locali

La vigilia della mobilitazione è stata segnata da un’assemblea dei militanti, riunitisi per decidere le modalità dell’uscita collettiva e per valutare le ultime ore di presenza nel campo, mentre il numero dei partecipanti si attestava attorno alla cinquantina, sorvegliati a vista anche con passaggi aerei che hanno scandito il pomeriggio del primo agosto.

Sul fronte opposto, quello delle istituzioni, è arrivato intanto il commento del sindaco di Susa, che ha voluto ribadire la posizione dell’amministrazione comunale riguardo al progetto dell’Alta Velocità Torino-Lione: l’opera, ha sottolineato, non è oggetto di una decisione locale ma di una scelta che coinvolge i governi italiano e francese, con il sostegno dell’Unione Europea, e che pertanto verrà realizzata indipendentemente dalla mobilitazione.

Il primo cittadino ha poi aggiunto che l’impegno dell’amministrazione è concentrato sulla limitazione dei disagi per i cittadini, in un passaggio che ha di fatto chiuso ogni spiraglio a ripensamenti sul tracciato o sull’avanzamento dei lavori.

La prospettiva della giornata di domenica

La giornata di domenica si presenta quindi come un banco di prova per il movimento No Tav, chiamato a trasformare l’annuncio di ieri in un’azione concreta che possa dare visibilità alla protesta nonostante il presidio sia ormai agli sgoccioli. L’appuntamento delle dieci a Venaus rappresenta il momento clou di una strategia che punta a evitare lo sgombero passivo del campo, scegliendo invece di uscire in modo compatto e organizzato per portare la contestazione sulle strade della valle, mentre le forze dell’ordine restano in posizione di osservazione e monitoraggio.

La presenza della bandiera della Palestina, issata come paravento per proteggersi dalla vista della strada e dei mezzi di informazione, aggiunge un ulteriore livello di complessità a una situazione già di per sé delicata, in un clima che resta teso ma che, al momento, non ha registrato episodi di scontro diretto.

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