Marco Bellocchio racconta Enzo Tortora a Venezia con Portobello
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Marco Bellocchio ha scelto il Festival di Venezia per presentare, in anteprima mondiale, le prime due puntate di "Portobello", la sua prima incursione nel formato seriale. La produzione, che segna anche l’esordio assoluto di HBO Italia, consta di sei episodi la cui messa in onda è prevista per l’inverno del 2026 sulla piattaforma. La serie, il cui titolo riprende quello del celebre programma televisivo, si concentra sulla figura di Enzo Tortora, impersonato da un Fabrizio Gifuni che ne incarna la dignità e l’incredula sofferenza.
La narrazione, come ha illustrato il regista, muove i primi passi intrecciando due storie parallele: da un lato il ritorno in Rai di Tortora nel 1977 alla guida del programma "Portobello", che lo aveva reso un volto amatissimo dal pubblico, e dall’altro le ombre che, in un crescendo inesorabile, ne avrebbero offuscato per sempre la vita. Bellocchio, ripercorrendo le ragioni che lo hanno spinto ad affrontare questa storia, ha sottolineato come la vita «non sia fatta di programmi da rispettare, ma di casualità», alludendo forse al fato avverso che travolse il presentatore.
Il caso giudiziario che coinvolse Tortora, ingiustamente accusato di gravissimi reati e poi totalmente assolto, rappresenta infatti una delle pagine più buie della cronaca nera e giudiziaria italiana, un macroscopico errore che lo vide vittima di un sistema giudiziario a volte fallace. La serie, evitando qualsiasi facile sensazionalismo, si concentra sull’indagine e sugli sviluppi processuali, restituendo il ritratto di un uomo la cui esistenza fu lacerata da accuse infondate.




