La Norvegia di Haaland travolge Israele e vola verso il Mondiale
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Redazione Sport
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In una serata in cui l’atmosfera, carica di tensioni che andavano ben oltre il rettangolo di gioco, ha fatto da sfondo all’Ullevaal Stadion di Oslo, la Norvegia ha dato un’esibizione di forza bruta, piegando per 5-0 una rappresentativa israeliana incapace di opporre una resistenza significativa. I fischi che hanno accolto l’inno nazionale degli ospiti e lo striscione, esibito in curva, che recitava “Lasciate vivere i bambini” hanno delineato un contorno aspro a un incontro di calcio, giocato in un impianto blindato da un massiccio dispiegamento di forze di polizia e servizi di sicurezza per il concreto timore di attentati. Quella che, per molti nel paese scandinavo, avrebbe dovuto essere una partita da non disputare per le tragiche vicende internazionali, si è invece trasformata nella passerella di una squadra determinata a centrare l’obiettivo della qualificazione al Mondiale 2026.
Un avvio paradossale con doppio rigore sbagliato
La partita ha avuto un inizio a dir poco bizzarro, che ha visto come protagonista assoluto, in negativo, il fenomenale Erling Haaland. L’attaccante del Manchester City, su cui la squadra di Stale Solbakken costruisce la propria potenza offensiva, ha avuto l’incredibile occasione di aprire le marcature dal dischetto per due volte consecutive, tra il quinto e il sesto minuto di gioco. Il portiere israeliano Peretz, però, si è trasformato nell’eroe momentaneo della sua squadra, parando il primo tentativo di Haaland e, pochi attimi dopo, respingendo anche il secondo, concesso dall’arbitro perché il numero uno, nel momento del primo tiro, non aveva almeno un piede sulla linea di porta come prescritto dal regolamento. Una doppia parata che, momentaneamente, ha congelato lo stadio e sembrava poter cambiare gli equilibri della sfida.
La reazione e il dominio inarrestabile
Quell’episodio, che per gli osservatori esterni poteva sembrare un segnale di debolezza e un’apertura per le speranze avversarie, si è rivelato in realtà niente più che un incidente di percorso. La Norvegia, infatti, non si è scomposta e ha continuato a premere con il suo gioco fisico e organizzato, trovando ben presto la via del gol. A spezzare gli indugi, contribuendo a quel punteggio pesantissimo che ha di fatto spento le residue speranze italiane di una qualificazione diretta, sono state anche due autoreti degli ospiti, che hanno contribuito a imbastire un successo netto e inappellabile. La squadra, una volta in vantaggio, ha gestito le proprie energie senza concedere nulla, dimostrando una maturità tattica che spesso in passato le era mancata.
La tripletta riscattante di Haaland
Dopo la doppia beffa dal dischetto, Erling Haaland ha saputo mettere da parte la frustrazione per dedicarsi a una personale opera di demolizione. L’attaccante, che qualcuno poteva pensare fosse psicologicamente segnato dall’accaduto, ha invece dato prova della sua freddezza e del suo istinto da finalizzatore, costruendo in solitaria una tripletta che ha chiuso ogni discorso e impreziosito il largo successo della sua nazionale. I suoi gol, che portano la sua firma inconfondibile, hanno ristabilito una gerarchia già chiara in campo e hanno sepolto definitivamente le velleità israeliane. Quella di Oslo è stata, per lui e per l’intera squadra, una dimostrazione di carattere oltre che di talento, un messaggio chiaro lanciato al proprio girone di qualificazione.




